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nov 17
TENNIS SEMPRE PIU’ GLOBALE
Ai Masters ancora 8 nazioni diverse
Wta Finals 2017 - le protagoniste (foto Getty Images)
Dopo atletica e calcio, non c’è sport più globalizzato del tennis. Lo sottolinea anche la popolare rivista statunitensi Sports Illustrated, mettendo nel mirino il campione mito delle racchette, lo svizzero Roger Federer, che parla correntemente svizzero-tedesco, tedesco, francese ed inglese, ha mamma sudafricana, residenza a Dubai, allenatore croato, preparatore atletico svizzero, manager statunitense e moglie slovacca. Che, per il varo della sua compagnia manageriale, ha organizzato a Praga, nella, Repubblica Ceca, la prima tappa della Laver Cup, sulla falsariga della Ryder Cup del golf, fra Europa e Resto del mondo.

Del resto, per il secondo anno consecutivo, i magnifici otto del Masters (le Atp Finals) di Londra sono di otto diverse nazioni. Oggi Bulgaria (Dimitrov), Belgio (Goffin), Austria (Thiem), Spagna (Nadal che ha appena rinunciato par un altro spagnolo, Carreno Busta), Svizzera (Federer), Germania (Zverev), Croazia (Cilic) e Stati Uniti (Sock), diverse, almeno in parte, da quelle di 12 mesi fa: Gran Bretagna (Murray), Svizzera (Wawrinka), Giappone (Nishikori), Croazia (Cilic), Serbia (Djokovic), Canada (Raonic), Francia (Monfils), Austria (Thiem), Belgio (Goffin), dopo la rinuncia della Spagna, cioè dell’infortunato Nadal. E, se parliamo delle Wta Finals, cioè il Masters al femminile, l’anno scorso erano rappresentate Germania (Kerber), Slovacchia (Cibulkova), Romania (Halep), Stati Uniti (Keys), Russia (Kuznetsova), Polonia (Aga Radwanska), Repubblica Ceca (Karolina Pliskova) e Spoagna (Muguruza), mentre quest’anno ci sono state Francia (Garcia), Danimarca (Wozniacki), Ucraina (Svitolina), Romania (Halep), Repubblica ceca (Karolina Pliskova), Stati Uniti (Venus Williams), Spagna (Muguruza) e Lettonia (Ostapenko).  

Fra i primi 25 della classifica mondiale maschile, sono rappresentati tutti i continenti, a testimonianza di un cocktail di bandiere che cancella i domini precedenti. Quello degli anni Sessanta, quando gli australiani si aggiudicarono 32 Slam su 40, per sparire dal 2002 dall’albo d’oro dei Majors. E quello che va dal ’74 al ’99, quando 16 numeri 1 su 26 erano stati statunitensi. Mentre ora Jack Sock è l’unico yankee nei top ten, ma ci è entrato solo in extremis e per la prima volta in carriera. 

Se parliamo di Slam, il discorso cambia fra gli uomini, dove i Fab Four (Federer, Nadal, Djokovic e Murray), hanno fatto man bassa, salvo le eccezioni di un altro svizzero (Wawrinka), un argentino (Del Potro) e un croato (Cilic) mentre, fra le donne, sono saliti sul gradino più alto Usa (Serena Williams a Melbourne), Lettonia (Ostapenko al Roland Garros), Spagna (Muguruza a Wimbledon) e ancora Usa (Stephens a New York). Con la geografia dei tornei che varia ancor di più: come sottolinea Sport Illustrated, vent’anni fa, nel 1997, negli Stati Uniti si disputavano 29 tornei ora sono 14, addio Hilton Head, Scottsdale e Chicago, benvenuti Chennai, Istanbul e Tianjin.

Negli anni Ottanta-Novanta, dopo gli Australian Open, gli uomini svernavano sulla Costa Azzurra e, successivamente, con l’avvento delle superfici veloci indoor, sono rimasti comunque in zona, ma al coperto, mentre ora diversificano l’attività fino ad aprile fra terra rossa sudamericana e cemento nordamericano, così come allora tornavano indoor dopo la stagione estiva sul cemento Usa, mentre oggi si avventurano sul cemento asiatico, prima della gran chiusura stagionale nell’indoor del Vecchio Continente. Fino al 2007, le donne, dopo gli Us Open, erano impegnate per 6-9 settimane nei tornei europei sul veloce al coperto, mentre ora sono in Russia, e poi in Cina, Giappone, Thailandia e India. Con l’acme del loro Masters (Wta Finals) che, da Madrid, è emigrato per tre anni a Doha, per tre a Istanbul e per cinque, fino al 2018, a Singapore.

Sulla spinta degli ingenti investimenti finanziari nel quadro dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, le Atp Finals si sono svolte a Shanghai dal 2005-2008, e dal 2009, quell’immenso paese ha continuato ad ospitare almeno un torneo di prima categoria sia al maschile che al femminile. Gli uomini, con 9 giocatori europei fra i primi 10 del mondo e 38 tornei che si disputano nel Vecchio Continente (su 68 del 2017) hanno poi preso stabilmente casa a Londra per il Masters, mentre le donne (55 tornei nel 2017, in 32 paesi), sulla scia della cometa Li Na, campionessa di due Slam, sono rimaste all’inseguimento dei dollari di tutto il Sud Est asiatico. Con 7 tappe in Cina e altre 12 in quell’area così economicamente sensibile. All’insegna della globalizzazione del tennis.



di Vincenzo Martucci

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