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set 17
CINQUE FAVOLE DALLA GRANDE MELA
US Open: tennisti più forti di malattie e infortuni
L'abbraccio fra Victoria Duval e Allie Kiick (foto Getty Images)
È stato uno Slam strano, lo Us Open 2017. Qualche assenza, tante sorprese, non troppe partite indimenticabili. Ai successi di Rafael Nadal e Sloane Stephens, tuttavia, si sono accompagnate una serie di belle storie, laddove vita e tennis si sono intrecciate in uno splendido lieto fine. Spesso si ricordano solo i vincitori, ma lungo le tre settimane di New York (qualificazioni comprese) alcuni personaggi hanno colorato il torneo, rendendolo più bello. Esempi che profumano di aria buona.

KIICK-DUVAL, UNA VITTORIA PER DUE
Il destino si era accanito contro Victoria Duval e Allie Kiick, avversarie al terzo turno delle qualificazioni. Giovani promesse del tennis americano (soprattutto la Duval), erano state vittime di due gravi malattie: nel 2014, Victoria è stata colpita dal Linfoma di Hodgkin. Per sconfiggere il male si è sottoposta a chemioterapia: in quei giorni, la Kiick è andata spesso a trovarla. Giocavano a carte, si incoraggiavano a vicenda. Quando Victoria è tornata giocare, la sfortuna si è abbattuta su Allie: non solo un numero imprecisato di operazioni al ginocchio, ma la scoperta di avere un melanoma. La sua vita è cambiata da un giorno all'altro, ha temuto di non poter riprendere. Ma grazie al supporto della sua allenatrice Kathy Rinaldi (che è anche capitana di Fed Cup) non ha perso fiducia ed è tornata a giocare dopo 693 giorni di inattività. Nell'ultimo giorno delle qualificazioni, Allie e Victoria si sono scaldate insieme, poi si sono sfidate per un match che valeva 50.000 dollari. Ha vinto la Kiick per ritiro, ma la Duval non può certo ritenersi sconfitta. “Tieni duro, arriveranno momenti migliori e farai grandi cose” ha detto la Kiick all'amica. Il tennis ha ritrovato due giocatrici che credeva di avere perduto.

UN DIABETICO NEL MAIN DRAW
Kevin Anderson ha inaugurato il suo percorso battendo lo statunitense Juan Cruz Aragone, numero 536 ATP, proveniente dalle qualificazioni, con una storia molto complicata alle spalle. Nel 2012, vittima di insufficienza renale e problemi al fegato, è finito in terapia intensiva. Per un paio di settimane, lo hanno tenuto in coma farmacologico. Per riportare la situazione alla normalità, è stato bombardato di steroidi. Ci sono voluti mesi per tornare a stare bene, ma qualche tempo dopo alcuni sintomi lo convinsero ad andare in ospedale per farsi controllare. Risultato? Diabete di tipo 1. Il suo pancreas non produce più insulina, allora deve sottoporsi a parecchie iniezioni, anche durante le partite. Aragone gioca con un piccolo sensore addosso, in modo da controllare il livello di zucchero nel sangue, a ogni cambio di campo. Durante le “quali” di New York ha dovuto sottoporsi a 4-5 iniezioni. Le sfortune lo hanno reso molto forte sul piano mentale, tanto da renderlo molto competitivo sia a livello college (è stato spesso decisivo nei Campionati NCAA, contribuendo ai successi della University of Virginia) che sui banchi di scuola, dove studia Scienze Politiche. Un anno fa, aveva seguito lo Us Open dagli uffici di J.P. Morgan's, dove stava svolgendo uno stage. “Ma i problemi di salute avuti in questi anni mi hanno insegnato a non mollare mai”. Dodici mesi dopo, tra i protagonisti c'era anche lui.

LA REGINA DELLE NEVI PIOMBA NEI QUARTI
Non aveva annunciato ufficialmente il ritiro, ma Kaia Kanepi era ormai una ex giocatrice. Travolta da una serie di infortuni, in particolare una fascite plantare a entrambi i piedi, si era presa uno stop a tempo indeterminato. “Il più lungo possibile”. Non si curava, non le interessava più nulla. Un bel giorno ha preso la sua auto, ci ha caricato il fido cagnolino Bossu e si è fatta un giro dell'Estonia, riallacciando amicizie di vecchia data. Come se non bastasse, si è spostata in Finlandia, dove le hanno insegnato a guidare sul ghiaccio. Era l'unica donna in mezzo a un gruppo di 33 uomini, ma se l'è cavata egregiamente. Poi si è stufata di svegliarsi ogni mattina con il dolore, allora ha iniziato a sistemare i suoi problemi, allenandosi con il lanciatore del disco Gerd Kanter. Il fisico ha risposto, il braccio anche, così è tornata a giocare dopo un anno, senza classifica WTA. Ha fatto ottime cose nei tornei ITF e si è presentata a New York da numero 418. Ha vinto sette partite, infilandosi nei quarti dopo sette anni. A 32 anni e con tanto tennis alle spalle, Kaia è pronta a vivere una seconda giovinezza. Nella speranza che uno straccio di sponsor si accorga di lei...

LA MANO DI PETRA KVITOVA
Qualche settimana fa, sul web è circolata la foto della mano sinistra di Petra Kvitova subito dopo l'aggressione subita lo scorso dicembre presso la sua abitazione, a Prostejov. L'immagine offre una corretta percezione del miracolo compiuto dal chirurgo Radek Kebrle. Nella lotta con il suo aggressore (che, a quanto pare, l'ha fatta franca), Petra si è ferita gravemente. Un paio di dita, in particolare, sono state danneggiate in modo serio. “Le chance che potesse guarire in modo sufficiente da riprendere a giocare a tennis erano molto basse” ha ammesso Kebrle durante il Roland Garros, sede del rientro ad appena cinque mesi dall'aggressione. A parte il titolo a Birmingham, l'estate non le aveva dato grandi soddisfazioni, invece ha giocato uno Us Open fantastico, battendo la futura numero 1 Garbine Muguruza in una splendida partita. Si è arresa nei quarti a Venus Williams in un altro match decisamente combattuto. Poteva anche andare diversamente. “È tutto incredibile, non avrei mai pensato di poter arrivare così lontano” ha ammesso dopo la sconfitta.

INFINITO DEL POTRO
Il 2017 non era stata una grande stagione per Juan Martin Del Potro. Lo scorso anno aveva mischiato faville e miracoli, salvo poi accontentarsi di un ruolo da comprimario. Senza allenatore da oltre due anni, si è presentato a New York con Sebastian Prieto, non esattamente un super-coach. Invece è stata la svolta: perfetto nei primi tre turni, ha regalato la partita più emozionante del torneo negli ottavi contro Dominic Thiem. Nei primi due set non teneva una palla in campo. Non si muoveva, vittima di una fastidiosa influenza, mista a febbre. Gli hanno dato un antibiotico: ci sono voluti 40-45 minuti prima che facesse effetto. Il fisico ha ripreso a rispondere agli impulsi del cervello ed è venuta fuori una partita bellissima. Da una parte il tennis asimmetrico di Delpo (dritti fulminanti, rovesci depotenziati), dall'altra le paure dell'austriaco, che ha provato a esorcizzarle mettendoci tanto cuore. Il tutto, in un ambiente straordinario: il campo Grandstand era gremito, colmo di argentini sfegatati, con gente anche in piedi. Thiem è salito 5-2 al quarto, ma non è riuscito a chiudere. Sul 6-5, Del Potro gli ha scagliato addosso due ace consecutivi su altrettanti matchpoint, poi ha chiuso il tie-break con un dritto supersonico. Nel quinto, non avrebbe mai potuto perdere. Il successo su Federer è stato puro slancio, sia pure aiutato dagli errori tattici dello svizzero. E così “Palito” ha raggiunto la prima semifinale Slam dopo il calvario di operazioni al polso sinistro. Dal marzo 2014 al febbraio 2016, aveva giocato solo due tornei. Se consideriamo l'anno di stop patito nel 2010, cresce la rabbia per mezza carriera trascorsa in officina. Ma non si è mai dato per vinto e, a New York, ha fatto scatenare il pubblico con la sua capacità di creare empatia. Sembrava di essere alla Bombonera. Ma è un essere umano anche lui: dopo un primo set eccezionale, contro Nadal non aveva più benzina. Può tornare tra i top-10. E nel singolo torneo...



di Riccardo Bisti

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