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mag 17
ISNER, NON SOLO SERVIZIO. O NO?
“Qui a Roma ho messo insieme tutti i pezzi”
Internazionali BNL d' Italia 2017 - John Isner. (foto Sposito)
A Roma fa caldo, campi e palle sono più veloci e favoriscono i picchiatori, meglio ancora se alti, come, si vede scorrendo dall’alto i quarti del tabellone maschile, Zverev (1.98), Raonic (1.96), Isner (2.08), Cilic (1.98). Fra questi svetta, qualificandosi alle semifinali, proprio il pivottone americano John Isner, l’uomo-ace che, già nel 2013, è diventato il diciottesimo dell’Atp Tour a superare i 5000 ace ed è oggi il numero 5 di sempre, con oltre 8800 sassate decisive, il protagonista del più lungo match della storia, a Wimbledon 2010, quando domò Nicolas Mahut in 11 ore 5 minuti spalmati su tre giorni per poi aggiudicarsi anche il decimo singolare più lungo, al Roland Garros 2012, in 5 ore 41 minuti. Ed è davvero curiosa l’accoppiata fra un colpo-fulmine come il servizio e le maratone cui è invece costretto il giocatore statunitense. Ma questo aggiunge sale a un tennis che avrebbe ancor più bisogno di personaggi e stili diversi per non cadere nella monotonia di un gioco solo di potenza.

Certo, il servizio aiuta molto Long-John, che, liquidando Stan Wawrinka, si era qualificato allo snodo dei quarti contro Marin Cilic - recente campione ad Istanbul - con 72 ace e, contro il croato, ne mette giù altri 21, toccando già quota 93. Non è un caso se, agli Internazionali d’Italia, ha battuto Wawrinka, numero 3 del mondo, e ora Cilic (8 Atp), proprio ora che la sua arma paralizzante è tornata ai livelli del 2012 quando, in coppa Davis, aveva superato i primi ed unici due “top ten” sulla terra rossa, il numero 3 di allora, Federer, al primo turno e il 6, Tsonga, nei quarti. Tanta fiducia col primo colpo del game si estende anche alla seconda di battuta - contro Cilic ha ottenuto il 69% di riuscita - e lo fa diventare il primo yankee fra gli ultimi quattro al Foro Italico da addirittura Andy Roddick nel 2008, col record personale nei tornei Masters 1000 sulla terra rossa, visto che finora si era fermato ai quarti a Madrid 2015. Anche se lui trova altre risposte: “Intanto, al meglio di tre set, col tie-break, mi sento fresco e posso battere chiunque. Inoltre, qui a Roma le condizioni sono particolarmente veloci, la palla rimbalza alta, giusta per noi molto alti, e ho trovato una settimana in cui ho messo insieme tutte le cose. Non solo il servizio. Io non credo di giocar male, in generale, sulla terra, anzi, penso di esprimermi bene sul rosso, come sulle altre superfici”.

Peccato che sembri pago, troppo impressionato dal prossimo avversario, Sascha Zverev, sin da quando, ci palleggiava a 14-15 anni (“Mi dicevo: “Ragazzi, questo ragazzo è buono, sapevo che sarebbe arrivato in alto, ha continuato a migliorare, l’anno scorso ha fatto un gran balzo in classifica e quest’anno ne sta facendo un altro. Ha un gran futuro, ha appena 20 anni, vuole diventare molto molto bravo, e ascolta il padre, il fratello, il fisio, ed è sicuramente sulla strada giusta”), per credere che possa andare ancora avanti e quindi battere il nuovo ragazzo d’oro del tennis mondiale ed arrivare in finale. “Contro Sascha sarà un match estremamente duro. Ci ho giocato due volte e sono 0-2, vorrei certamente prendermi la rivincita, ma sta giocando estremamente bene ed è un ragazzo che ha fiducia in se stesso, si carica da solo, ha un talento incredibile e lavora anche in modo estremamente duro. Ho 12 anni più di lui, ma non credo che avrò la maturità a favore, avrò l’esperienza, ma lui avrà le gambe giovani e sinceramente credo che a questi livelli di professionismo l’età la getti dalla finestra. Non so quante altre semifinali mi restino, ma sono certo che Sascha ne avrà molte. perciò per me sarà un match molto importante”. Forse troppo, da sostenere.



di Vincenzo Martucci

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