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apr 17
IL SOGNO DELLA RIFUGIATA POLITICA
L'incredibile storia di “Sashka” Oliynykova
Oleksandra Oliynykova
C'erano due modi per iniziare questo racconto. Il primo, un po' banale, racconta di una ragazzina ucraina che si è presentata così al suo primo maestro, July Daviduyk. “Sono destinata a diventare numero 1 del mondo e a vincere Wimbledon”. Quante bambine avranno detto così? Centinaia, forse migliaia. Meglio iniziare nell'altro modo. Una decina di giorni da, tramite il suo (attivissimo) profilo Twitter, Oleksandra Oliynykova aveva chiesto ospitalità a Firenze (o dintorni) per qualche pernottamento. L'occasione era lo storico torneo giovanile del Circolo Tennis Firenze, “Grade 2” del circuito ITF riservato alle Under 18. “Una tennista sorridente e il suo coach cercano una stanza a Firenze tra l'8 e il 10 aprile. Siamo tranquilli, puliti e staremo principalmente fuori”. In questa richiesta c'è tutta la storia della Oliynykova, ragazzina di 16 anni, prima tennista di sempre con lo status di rifugiato politico. Detto che a Firenze ha giocato un ottimo torneo, cedendo solo nei quarti alla nostra Tatiana Pieri, la sua storia sarebbe già ricca a sufficienza per sceneggiare un libro, figurarsi un articolo.
Nata a Kiev il 3 gennaio 2001, Sashka (si fa chiamare così, e noi l'accontentiamo) ha sempre fatto a botte col destino, sin da bambina. Era molto piccola quando le hanno diagnosticato un difetto al muscolo del collo. I medici le consigliarono un'operazione, ma c'era il pericolo che rimanesse disabile. Terrorizzati all'idea, i genitori Denis e Svitlana hanno optato per trattamenti alternativi. E' andata bene. Eppure, il tennis non era ancora previsto. Quando aveva 5 anni, la mandarono a fare ginnastica ritmica. Ma, dopo ogni lezione, Sashka tornava in lacrime. Era la peggiore del gruppo. Il padre non capiva perché, così un giorno andò a vedere cosa succedeva. “Appena l'ho vista, ho capito tutto – racconta papà Denis – semplicemente le mancava una pallina da colpire. La ginnastica era uno sport troppo noioso per una come lei. Appena siamo tornati a casa, ho cercato su Google una disciplina sportiva con la palla, adatta a una bambina di cinque anni. Il primo suggerimento è stato il tennis”. E' iniziata così, grazie al principale motore di ricerca, l'avventura di Sashka. Ben presto è diventata una delle più brave nella sua categoria di età. Ma stava per succedere qualcosa di terribile.

Papà Denis era un buon imprenditore, titolare di una società denominata “ProstoPrint”, piattaforma digitale i cui clienti potevano creare il proprio negozio online con t-shirt, tazze, cappellini e gadget vari. L'azienda prendeva una percentuale su ogni prodotto venduto. Nel 2011, alcuni clienti promossero una linea di magliette con frasi critiche e satiriche contro il presidente ucraino Victor Yanukovich. “Essendoci molte persone insoddisfatte della sua politica, il prodotto è diventato molto popolare – racconta Oliynykov – finché un giorno ho ricevuto una telefonata anonima al mio numero privato, non quello dell'ufficio. Mi hanno detto di bloccare subito le vendite dei prodotti che criticavano Yanukovich. Ho rifiutato perché non c'erano scritte cose offensive, ma soltanto critica a satira”.
“Ok, questa è la tua scelta. Ma te ne pentirai”.
Un paio di settimane dopo, il suo ufficio è stato distrutto dalla polizia. Inizialmente, dissero che aveva violato il copyright per gli Europei di calcio (che si sarebbero tenuti l'anno dopo in Polonia e nella stessa Ucraina), ma lui sostiene che non ci fossero prove in questo senso. Di sicuro, hanno portato via attrezzature e computer. Alcuni imprenditori scrissero anche alla UEFA, all'epoca gestita da Michel Platini, per chiedere aiuto. Non ci fu tempo: pochi giorni dopo arrivò un mandato d'arresto per Oliynykov. Aveva poco tempo per decidere: e decise di fuggire. Lui e famiglia raccolsero rapidamente le loro cose e, alle 18 del 21 settembre 2011, abbandonarono la loro casa. Poche ore dopo varcarono il confine dell'Ucraina. Non sarebbero mai più tornati. Durante il viaggio, la madre piangeva. Sashka era dispiaciuta perché aveva lasciato il suo gatto e non avrebbe potuto giocare i campionati nazionali Under 10. Come se non bastasse, il navigatore fece sbagliare strada e furono fermati dall'esercito russo. Una volta abbandonata l'Ucraina, si poneva una problema: dove andare? Risponde direttamente Sashka: “La Moldavia era troppo vicina all'Ucraina, sarebbe stato pericoloso restare. E poi, a parte mio padre, nessuno aveva il permesso di circolare nell'area di Schengen. Per questo, c'erano pochi paesi dove poter andare. Tra Croazia e Serbia, abbiamo scelto... tirando una moneta. Ed è uscita la Croazia”. Arrivati a Porec, in Istria, gli Oliynykov hanno provato a ripartire da zero. Per 14 mesi, hanno chiesto asilo politico ma in cambio hanno ottenuto soltanto lo status di “rifugiati politici”, qualcosa di ben diverso dalla cittadinanza. Sashka ha continuato a giocare a tennis, peraltro trovando due buoni coach come Juraj Dusparic e Martin Filipovic.

Venendole incontro, l'ITF le ha consentito di giocare per la Croazia pur avendo il passaporto di rifugiata. E' notizia di pochi giorni fa, tra l'altro, il rifiuto della richiesta di cittadinanza. “Non è abbastanza buona”, le hanno fatto sapere dal Ministero dello Sport. Anche per questo, nel suo sito internet, la Oliynykova fa sapere di essere disponibile nei confronti di qualsiasi federazione interessata alle sue performance. Come se non bastasse la fuga dall'Ucraina, il padre ha continuato ad avere problemi anche in Croazia. Aveva provato ad aprire un'attività, ma ha commesso una serie di errori che hanno portato al fallimento dell'azienda. “Quando succede una cosa del genere, gli investitori sono arrabbiati e hai la reputazione rovinata – racconta papà Denis – soprattutto se decidi di non contrastare la cattiva pubblicità. Per questo ho deciso di ricominciare. Oggi i coltelli e il pesce mi piacciono molto più degli investimenti”. L'allusione è al ristorante di sushi aperto insieme alla moglie, dove lui si è inventato chef. Adesso le cose vanno benino e riescono a dare una mano alla figlia, ma l'attività di una baby tennista può essere molto costosa. Il loro status di rifugiati, tra l'altro, impedisce l'accesso a finanziamenti e prestiti bancari. Per questo si sono rivolti al mondo del web e dei social network per trovare un po' di sostegno economico. Hanno creato un sito molto dettagliato con storia, avventure e dettagli sulla vita di Sashka. E chiedono un sostegno a chiunque voglia dare una mano. “Anche soltanto 1 euro”.
“D'inverno, a Porec, ci sono pochi turisti – dice il padre – abbiamo poco movimento in negozio, ma dobbiamo tenere aperto per accontentare i clienti. Allora abbiamo deciso di aprire questo spazio web. Le uniche risorse che abbiamo in eccesso è il tempo libero e la connessione wifi. Credo che i rifugiati debbano essere integrati e non esclusi. Vorrei che Sashka abbia le stesse possibilità delle altre ragazze. Non vogliamo niente di speciale, soltanto essere normali cittadini”.

Le difficoltà, tuttavia, hanno acceso l'orgoglio della Oliynykova. Ha iniziato il 2016 intorno al numero 900 ITF e ha scalato circa 500 posizioni: il tutto viaggiando da sola, senza coach o genitori. A volte non aveva nemmeno i soldi per incordare un telaio durante i tornei. Oggi è numero 457 ITF, ma solo perché ha rallentato l'attività junior per tentare le prime esperienze nei tornei professionistici. Un paio di settimane fa ha giocato le qualificazioni a un torneo da 15.000 dollari a Tucepi, in Croazia, perdendo al terzo turno. Insomma, la ragazza promette anche se non sembra baciata da chissà quale talento. Però ha una voglia incredibile di emergere. Tra le (tante) cose scritte sul suo sito internet, dice che è pronta a lavorare anche 18 ore al giorno, senza prendersi giorni di riposo. Vuole coronare il suo sogno a ogni costo. “Il mio colpo preferito è il servizio, anche se non tiro troppi ace. La mia superficie preferita è la terra battuta – racconta – tra le campionesse WTA mi piace Angelique Kerber. Non penso che il tennis sia fatto colpo dopo colpo. Il tennis è una serie di colpi, collegati tra loro nel migliore dei modi. Ed è quello che fa la Kerber. Ovviamente vorrei crearmi il mio stile, ma imparo e traggo ispirazione dalle migliori”. La nuova sfida di Sahska è di aumentare i followers su Twitter perché è rimasta delusa da una conversazione avuta con un rappresentante d'azienda. In due parole, le ha fatto presente che non ha chance di ottenere un contratto perché non è considerata “croata” a tutti gli effetti e quindi non è interessante per il mercato locale. “In Croazia tu sei un 'alieno', e purtroppo qui non c'è grande interesse per i rifugiati, come magari potrebbe essere in Svezia o Germania”. E allora, l'unica speranza è attirare l'attenzione di una casa madre. Ma questo è possibile soltanto vincendo uno Slam o un Grade A. Per dimostrare di non essere “senza mercato” come le è stato detto, vorrebbe arrivare a 2.323 followers entro la settimana, partendo da una base di 428. Per adesso non le sta andando bene, ma se volete darle una mano....Con una storia del genere alle spalle, Sashka Oliynykova lo merita. La pensa così anche la nostra Sara Errani, che con uno splendido gesto di generosità le ha donato racchette, corde e abbigliamento. Il grande cuore di una grande campionessa.



di Riccardo Bisti

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