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mar 17
FEDERER E QUEI CAMPIONI SENZA ETÀ
Vale Rossi, Nowitzki, Donato e altri highlander
Valentino Rossi e Roger Federer
Qualcuno finirà per chiedergli, tra il serio e il faceto, qual è l’elisir di lunga vita a cui attinge o quale pozione magica (avete presente Asterix?) beve. In effetti le prodezze di Roger Federer, rientrato nel circuito più pimpante che mai dopo sei mesi di stop nel 2016, a 35 anni e mezzo, hanno qualcosa di prodigioso, probabilmente anche per i tifosi che hanno un debole per il fuoriclasse di Basilea. Quando ormai sembrava pronto alla pensione, lo svizzero ha messo in bacheca lo Slam numero 18 in Australia e ora ha conquistato per la quinta volta Indian Wells, primo Masters 1000 stagionale (di fatto il quinto torneo per importanza tra quelli in calendario) lasciando le briciole ai rivali. E allora viene spontaneo dire che King Roger è un campione senza fine, ancora capace di regalare emozioni uniche agli appassionati di tennis.

GLI HIGHLANDER DELLO SPORT, DA VALENTINO ROSSI A NOWITZKI - In un mondo come quello sportivo in cui la precocità spesso è un fattore rilevante Federer dimostra come il talento – abbinato a un fisico integro e a un’adeguata condizione mentale – possa anche vincere nei confronti della carta d’identità. Del resto, come diversi studi stanno evidenziando, l’età media si è alzata in ogni sport, persino nella ginnastica di solito abitata dalle minorenni. E’ sempre difficile fare paragoni, perché ogni disciplina sportiva ha delle sue peculiarità, però esistono altri eroi romantici oltre a Federer. Qualche esempio attuale, magari lasciando per una volta da parte il calcio (dove comunque Totti e Buffon sono esempi di prima grandezza)? Tom Brady che mette le mani sul Superbowl da padre di famiglia, all’alba dei 39 anni. O ancora il 38enne tedesco Dirk Nowitzki (Dallas Mavericks), meno di due settimane fa entrato a far parte del ristretto club dei cestisti capaci di segnare 30.000 punti in Nba andando a far compagnia in questa speciale classifica a icone del basket quali Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan e Wilt Chamberlain. Oppure, per restare nei confini del Belpaese, Valentino Rossi che dopo 9 Motomondiali vinti va in pista a 38 anni cercando il decimo titolo e lottando gomito a gomito con centauri che hanno anche quindici anni in meno.

DONATO, ARGENTO AGLI EUROPEI A 40 ANNI: “BASTA NON SMETTERE DI CREDERCI” - Recente, ad esempio, è anche l’exploit di Fabrizio Donato, che a 40 anni compiuti ha regalato all'Italia l'ennesima medaglia, chiudendo al 2° posto nel salto triplo ai Campionati Europei indoor di Belgrado, a 7 centimetri dall’oro. "Questa medaglia più che inaspettata è stata sofferta” - ha spiegato proprio Donato, bronzo ai Giochi di Londra e oro agli Europei di Helsinki 2012 – “Come al solito si è messo in mezzo qualche doloretto che ha complicato le cose e in finale è arrivato un risentimento al bicipite femorale destro, per fortuna è bastato un salto con una misura che dentro di me sentivo di valere. Le cose semplici non mi sono mai piaciute perché le più belle sono quelle difficili. Basta volerlo e non smettere di crederci".

QUELLE IMPRESE D’ALTRI TEMPI - Parole che calzano a pennello anche per l’atteggiamento di Federer e per il suo desiderio-scommessa di chiudere da vincente. Le sue vittorie di oggi riportano alla mente – specie dei meno giovani - altre imprese leggendarie centrate da autentici highlander: il Tour de France di Gino Bartali conquistato nel 1948 a dieci anni dal primo trionfo, nell’atletica i quattro ori consecutivi di Al Oerter nel disco e di Carl Lewis nel salto in lungo ai Giochi Olimpici, il terzo mondiale di Niki Lauda nel 1984 dopo i due titoli intramezzati dal dramma del Nuerburgring, l'epopea in piscina di Michael Phelps, le due triplette di Michael Jordan con i Bulls, le tre conquiste della corona dei pesi massimi di Muhammad Ali, la lunghissima parabola di Kareem Abdul Jabbar con i Lakers, le irresistibili imbattibilità di Edwin Moses nei 400 ostacoli, la dittatura dei fratelloni Abbagnale nel due con assieme al timoniere Peppiniello di Capua o quella del collega Sir Steve Redgave, le 7 Milano-Sanremo "graffiate" dal cannibale Eddy Merckx. Ma forse – potrebbe obiettare qualcuno – erano altri tempi. Già.
Di sicuro, una cosa è certa: non esiste una formula, anche se la ricerca scientifica sta provando comunque a catturare una procedura o un qualcosa magari di genetico alla base di questa longevità. In grado di spiegare il segreto di certi trionfi, di chi non si arrende al trascorrere del tempo. Campioni per sempre, come Roger Federer.



di Gianluca Strocchi

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