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feb 17
KERBER E IL PESO DEL NUMERO 1
Angie in crisi: chi toglie il trono a Serena…
Serena Williams e Angelique Kerber (foto Tonelli)
Dal trionfo agli US Open di metà settembre, con annessa conquista della corona di regina del circuito in rosa, non ha più vinto un titolo, raggiungendo una sola finale, alle Wta Finals di Singapore lo scorso ottobre (battuta da Dominika Cibulkova). Angelique Kerber si era presa una pausa di un paio di settimane dopo l’eliminazione per mano di Coco VandeWeghe negli ottavi degli Australian Open, che le era costato il trono mondiale (doveva difendere il titolo conquistato nel 2016, il primo in uno Slam per la tedesca) con il controsorpasso da parte di Serena Williams. Non è bastato, tuttavia, alla 29enne mancina di Brema: l’ennesima uscita di scena prematura, al secondo turno - esordio per lei - del "Qatar Total Open", torneo Wta Premier dotato di un montepremi di 776.000 dollari in corso sui campi in cemento di Doha dove era la prima testa di serie, certifica la sua crisi.

ANGIE E LA MALEDIZIONE DEL NUMERO UNO - Dopo un anno di grandi emozioni, quasi da sbornia (è stata anche finalista a Wimbledon), Angie sta conoscendo un brusco ritorno alla realtà in questo inizio di 2017. Lo dicono le sconfitte con Elina Svitolina nei quarti di Brisbane, le due con Darya Kasatkina (prima a Sydney e adesso a Doha) e quella già citata a Melbourne con VandeWeghe. La dimostrazione tangibile che una cosa è raggiungere la cima dopo una serie di risultati straordinari e tutta un’altra è conservare la leadership dovendo convivere con la pressione. Insomma, il peso dell’essere numero uno, pagando al contempo anche lo sforzo compiuto per arrivarci, in vetta.
Ci è rimasta 21 settimane la Kerber, sul trono, prima di restituire lo scettro a Serena Williams. Che ancora una volta abbia colpito la ‘maledizione’ della campionessa statunitense verso chi “osa” toglierle la corona di regina? Sarà il campo e il proseguo dell’annata a dirlo, però rimane un dato quasi incontrovertibile che qualunque tennista sia salita sul trono dopo la formidabile afroamericana, che si aggiudicò per la prima volta il primato in classifica l’8 luglio 2002, tenendolo per 57 settimane prima di cederlo a Kim Clijsters nell'estate 2003, non ha poi avuto grandi successi: o si è persa o ha chiuso addirittura bruscamente la carriera.

I CASI DI JANKOVIC E SAFINA - E’ il caso di Jelena Jankovic, che tolse per prima la leadership nel ranking Wta alla minore delle sorelle Williams appunto il 6 ottobre del 2008. La serba rimase sull’ambita poltrona appena fino al primo febbraio 2009, per 17 settimane, prima di restituire la corona a Serena, padrona fino al 19 aprile di quell’anno (per 11 settimane). Poi Jelena cominciò una discesa inarrestabile: dagli Us Open 2008, la due volte regina di Roma (2007 e 2008) non ha più giocato una finale Slam, e oggi a quasi 32 anni (li compirà il 28 febbraio) è appena numero 50 in classifica.
Alla russa Dinara Safina è andata molto peggio: nel 2009, la sorella minore di Marat salì infatti sul trono il 20 aprile e ci rimase per 25 settimane, fu spodestata dalla solita Serena il 12 ottobre, ma ebbe l’ardire di riprendersi il primato dopo appena due settimane, il 26 ottobre, così pagò a caro prezzo la sua ‘sfrontatezza’. Restò sul trono appena 7 giorni, fino al primo di novembre - quando la Williams tornò al numero 1 - ma perse tutte e tre le finali Slam che disputò (Roland Garros 2008 e 2009 e Australian Open 2009) e successivamente dal 2010 non fu più competitiva, accusando la frattura di una vertebra, problemi alla spalla e problemi cronici alla schiena, che la costrinsero a chiudere addirittura la carriera ad appena 24 anni.

LE ‘DISGRAZIE’ ASSORTITE DI WOZNIACKI E AZARENKA - E che dire della danese Caroline Wozniacki che l’11 ottobre 2010 strappò lo scettro del comando a Serena, per cederlo di nuovo il 13 febbraio 2011, dopo 18 settimane, alla belga Kim Clijsters? Lo riconquistò dopo appena sette giorni, ma lo lasciò ancora, fino al 10 giugno 2012, nelle mani stavolta della bielorussa Vika Azarenka. Che lo tenne per 19 settimane prima di consegnarlo alla russa Maria Sharapova fino all’8 luglio, lo riconquistò per altre 32 settimane, fino ad abbandonarlo definitivamente il 17 febbraio ancora nelle mani di Serena Williams. Che poi è rimasta in sella fino al 12 settembre 2016, per qualcosa come 186 settimane consecutive, co-record con Steffi Graf (309 complessive), quando appunto la Kerber si è impadronita per la prima volta della corona, trionfando a Flushing Meadows.
Dicevamo della Wozniacki, di certo non baciata dalla dea bendata: è stata lasciata per telefono dal fidanzato, l’ex numero 1 del golf Rory McIlroy, a partecipazioni di nozze già spedite, è entrata in crisi, è precipitata in classifica e, dopo la finale degli Us Open 2009, s’è ripresentata sotto il traguardo di uno Slam solo nel 2014, sempre a New York, risalendo solo recentemente nel ranking, dove è oggi la numero 18. Quanto alla Azarenka, dopo i due Australian Open vinti (2012 e 2013), e le due finali degli Us Open degli stessi anni, aveva osato contrastare Serena come nuova wonder-woman. Morale: ha chiuso anche lei all’improvviso la sua love-story (col rapper Redfoo), si è ripresa dopo due anni terribili da una frattura da stress con l’aggiunta di una forte depressione, ritornando tra le top10, poi a luglio di quest’anno ha annunciato all’improvviso di essere incinta, e per il momento fa la mamma, non escludendo comunque di tornare in attività.

CLIJSTERS E IVANOVIC DICONO BASTA A 29 ANNI - Pure Kim Clijsters, del resto, dopo un burrascoso addio - anche lei – con l’allora fidanzato, il collega australiano Lleyton Hewitt, non è più riuscita ad aggiudicarsi altri Slam dopo gli Us Open 2005, preferendo uscire di scena e metter su famiglia. Anche se poi s’è presa la soddisfazione di conquistare altri tre Major prima del definitivo ritiro, a 29 anni. La stessa età in cui ha lasciato il circuito, a fine dicembre, Ana Ivanovic, che dopo aver conquistato il Roland Garros è stata numero uno del mondo per dodici settimane, dal 9 giugno al 10 agosto 2008 e dal 18 agosto al 7 settembre dello stesso anno, per un totale di 12 settimane. E 29 anni sono anche quelli che ha adesso Angie, da tutti additata ad esempio per il suo approccio professionale e la capacità di lavorare con ostinazione per migliorarsi, arrivando piuttosto tardi nell’Olimpo. Basterà, tutto ciò, per non finire schiacciata pure lei da quel pesante macigno (o – se preferite – alla maledizione del numero 1…)?



di Gianluca Strocchi

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