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gen 17
RAFA IL GLADIATORE: VAMOS!
Con King Roger a Melbourne la finale più bella
Rafael Nadal e Grigor Dimitrov (foto Tonelli)
MELBOURNE - Come nel torneo femminile con la finale in famiglia tra le Williams, amarcord anche nel torneo maschile. Sarà Rafa Nadal a sfidare domenica Roger Federer per il trofeo degli Australian Open. E in fondo era la finale più attesa, più sensazionale. Il giusto epilogo di un torneo che mai come quest’anno ha riservato sorprese e emozioni a go-go, a cominciare dalle uscite di scena premature dei due grandi favoriti della vigilia, Murray e Djokovic, i nuovi gemelli del tennis moderno. Solo due settimane fa tutti a dire che una finale senza uno dei due sarebbe stata una sorpresa, senza entrambi una grandissima sorpresa. Però cosa c’è di meglio della sfida tra due grandi rivali che hanno scritto la storia del tennis negli ultimi dieci anni e passa. Federer contro Nadal è un must: 28 finali e 17 titoli Slam per il 35ennne svizzero, 14 trionfi (come Sampras) e 21 finali (come Lendl) per il 30enne mancino spagnolo. Nessuno ha vinto di più.




Ieri King Roger aveva messo al tappeto in cinque set il connazionale Wawrinka. Oggi Rafa ha fatto il suo dovere, come tutti a Melbourne gli chiedevano, superando sempre in cinque set Baby Fed Dimitrov, che a 25 anni ancora porta su di sé il peso di essere paragonato a Roger perché volente o nolente gli somiglia tanto nello stile e nell’esecuzione sia del rovescio a una mano che del diritto. Attenzione, abbiamo detto somiglia. King Roger è un fenomeno, il bulgaro, ex mister Sharapova (pure questo ha dovuto subire durante gli anni di liaison amorosa con la bella Maria, prima di virare sulla splendida modella Nikoleta Lozanova presente in tribuna), è “solo” un ottimo giocatore. Non è un caso se tra i suoi appellativi ci sono anche “Showtime” e “Primetime”: si specchia nella sua bravura, sfarfalleggia e poi viene punito.

Come Federer, un mito lo è anche Nadal. E si è visto in campo contro Dimitrov: il maiorchino ha confermato di essersi lasciato alle spalle i guai fisici del 2016. Prima del successo al terzo turno sul giovane Alexander Zverev, le ultime tre sconfitte nei tornei dello Slam erano maturate al quinto set. Fognini agli US Open 2015, Verdasco agli Australian Open di un anno fa, Pouille agli US Open della scorsa estate. Aver vinto alla distanza pure la battaglia con il bulgaro testimonia che Rafa è tutt’altro che “bollito”: non vince solo grazie all’esperienza, bensì di fisico e intensità. Due qualità che sembrava aver perso per sempre. Contro il talentuoso rivale nato a Haskovo, reduce dal successo a Brisbane alla vigilia dello Slam down under (erano due anni e mezzo che non conquistava un titolo Atp) e incitato da un chiassoso gruppetto sulla Rod Laver Arena, Nadal ha sofferto ma è stato sempre presente, lucido. E chirurgico nei momenti cruciali, quelli che in un match tirato scavano il sottile solco tra vittoria e sconfitta: 63 57 76 (5) 67 (4) 64, in 4 ore e 56 minuti. Se proprio va fatto un appunto allo spagnolo, sono i troppi errori di diritto dal centro del campo: un tempo ne sbagliava uno a settimana, i sui fendenti, i suoi “topponi” erano una sentenza.

Nadal è partito fortissimo centrando il break al quarto game e chiudendo il primo parziale in tutta tranquillità. Quindi nel secondo ha recuperato due volte un break di svantaggio e annullato quattro set point sotto 5-4 al servizio: per la cronaca diritto vincente lungo linea, rovescio in rete del bulgaro, poi risposta lunga e infine ace. Si è però arreso cedendo ancora il turno di battuta sotto 6-5. Il terzo parziale è stato una battaglia punto a punto: break di Nadal, contro break immediato di Dimitrov, che ha ceduto solo al tie break, piegato, è proprio il caso di dirlo, da un paio di bordate da paura dello spagnolo. Quarto set in fotocopia e ancora le jeu decisif, come amano chiamarlo i francesi. Questa volta a scappare via sul 5-2 è stato il bulgaro, che ha chiuso 7-4. Tensione a mille nel quinto e decisivo parziale: entrambi hanno avuto qualche difficoltà a difendere il turno di battuta. Per Rafa si era messa malissimo quando, sotto 4-3, si è ritrovato 15-40 al turno di battuta. Si è salvato con un vincente di diritto e una volée. Quindi, scampato il pericolo, ha piazzato la zampata del campione vero, assoluto. Break nel game seguente e 64 al terzo match point su un rovescio lungo del bulgaro dopo quasi cinque ore di lotta.




""È stata una partita fantastica, entrambi abbiamo giocato alla grande, entrambi meritavamo di andare in finale", ha detto Nadal. Poi ha ricordato l'inaugurazione della sua accademia a Manacor con Federer, suo prossimo avversario: "In quel momento sicuramente non avremmo mai pensato di avere la possibilità di essere di nuovo in una finale, soprattutto nel primo Slam dell'anno. È successo. Penso che entrambi abbiamo lavorato molto duramente per essere dove siamo. È speciale giocare con Roger in una finale Major. Sarà un match molto importante per entrambi. Spero di essere pronto per giocare nuovamente bene. Ho bisogno di tornare in hotel, riposare bene e recuperare. I precedenti conteranno? No, sarà un match diverso da quelli giocati in passato. Il migliore vincerà".

Dunque domenica il titolo se lo giocheranno Federer e Nadal, come in un amarcord. King Roger non vince uno Slam da Wimbledon 2012, Rafa dal Roland Garros 2014. Sarà la puntata numero 35 di una saga infinita. Nadal è avanti negli scontri diretti (23-11), divario che diventa ancora più netto se limitato ai soli tornei dello Slam, in cui lo spagnolo si è imposto in 9 sfide su 11 (lo svizzero ha vinto solo due finali a Wimbledon). Ma con i fuoriclasse numeri e precedenti valgono poco. A parlare sarà il campo e ci divertiremo. Comunque vada sarà un successo. Vinca il migliore, ma in fondo il suo nome non importa. A Melbourne la storia è già stata scritta.



da Melbourne - Angelo Mancuso

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