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gen 17
DIARIO DA MELBOURNE / 6
Torresi, il talismano della panchina
Luca Vanni Federico Torresi e Thomas Fabbiano
A fine giornata Federico Torresi è il più esausto, il più felice e il più abbronzato. Si è seduto sul lato assolato del campo 19 a mezzogiorno e mezza ed è rimasto in trincea fino all’ora del tè, incollato per cinque ore filate al seggiolino dal quale ha visto vincere back-to-back Thomas Fabbiano e Luca Vanni. Classifica alla mano, il pugliese aveva il compito sulla carta più elementare; invece contro Bradley Klahn si è dovuto aggrappare ai nervi, ad una buona condizione atletica e ad un servizio formato deluxe (81% di punti con la prima) per evitare sorprese contro l’ex promessa americana, che dopo 21 mesi di inattività sta cercando di riprovarci sul serio, e in tribuna era sostenuto da mezzo team USA. Con in testa quel Tom Gullikson che una ventina di anni fa portava Sampras, Agassi e Courier alla conquista della Davis e adesso cerca di rimettere in carreggiata un tennista precipitato all’ottava pagina del ranking,
all’855mo posto.

Tommy ha vinto il primo set con il break decisivo al nono gioco, non ha sfruttato due palle break sul 3-3 nel secondo e ha tremato quando ha ceduto il parziale al tie-break, perché Klahn aveva ridotto i gratuiti e tirato fuori dal cilindro colpi degni del 64mo giocatore ATP che è stato fino a due anni fa, prima di un’operazione alla schiena. Fabbiano ha stretto i denti nel primo game del terzo set, poi ha piazzato l’allungo decisivo nel quarto e dal 4-1 in poi ha fatto vedere solo gli scarichi al californiano, piegandolo 64 67 63 dopo 2 ore e 10 e un urlaccio liberatorio. Mentre Tommy si ricaricava con una doccia tiepida e un bento di sushi da asporto, il menu sul campo 19 offriva il piatto forte della giornata azzurra, il derby Vanni-Gaio.

Per Federico Torresi – a Melbourne nei panni di alter ego di Fabio Gorietti – significava applicare la dura legge della scaramanzia. Stesso campo, stessa postazione e stessi raggi ultravioletti. Sempre meglio che a Sydney, dove oggi la temperatura è schizzata attorno ai 40 gradi. In tribuna l’allegra brigata statunitense era stata sostituita da una processione di italiani. Da Di Palermo a Cecchinato, da Napolitano padre a Napolitano figlio, dalla Knapp e coach (di sempre) Piccari alla Errani e maestro (ritrovato) Montalbini, passando per Sanguinetti, Sartori, Piatti, Pizzorno, la Paolini e qualche fan di passaggio (oggi l’ingresso è libero e gratuito), le successive due ore erano un andirivieni tra il campo 19 e il 20, dove Giannessi sarebbe poi uscito sconfitto da Satral con un doppio 76. L’unico della comitiva a non cambiare mai posizione era Federico Torresi, che a Foligno lavora con Fabbiano e Vanni, in Australia accompagna Fabbiano e Vanni e oggi ha visto Fabbiano e Vanni vincere a braccetto nelle qualificazioni di uno Slam.

Roba che non succedeva da Parigi 2015, ergo val bene un’abbronzatura troppo pronunciata. Lucone da Arezzo, a dirla tutta, ha sofferto e perso il primo set, nel quale Gaio è riuscito a variare tanto, a scendere a rete spesso e a sbagliare meno del 31enne toscano. Alla lunga, quando il vento ha cominciato a sibilare, le traiettorie più leggere di Gaio sono andate in tilt e il toscano si è imposto per 57 62 63 al termine di un match tempestato di break – nove - che ha lasciato entrambi scontenti: Gaio per il risultato, Vanni per la prestazione. A stemperare i toni ci ha pensato il faentino, che prima ha scaraventato una pallina dritta nel borsone di un giudice di linea e poi ha commentato “Ѐ il colpo migliore della giornata!”, strappando a Vanni il primo sorriso dell’Australian Open 2017. A voler dar retta al tabellone potrebbero essercene altri, visto che tra due giorni lo aspetta l’americano Sarkissian, 214 del mondo. Idem per Fabbiano, atteso dal giapponese di Brisbane Akira Santillan, appena 3 gradini più in su. Gli ultimi due top 100 italiani non avrebbero potuto proprio chiedere di meglio.

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di Dario Castaldo

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