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gen 17
DIARIO DA MELBOURNE / 5
Jasmine Paolini e il "butterfly effect"
Jasmine Paolini
MELBOURNE - Metti insieme la gravidanza della Azarenka, il ritiro della Ivanovic, l’operazione della Keys e la tragedia sfiorata della Kvitova e ti ritrovi sotto l’albero un biglietto per Melbourne, ammessa per un soffio nelle qualificazioni degli Australian Open. E’ l’effetto-farfalla applicato al tennis, è lo strano caso di Jasmine Paolini. Vinto l’ITF di Valencia nell’ultimo lunedì di novembre, la toscana tascabile dalla risata contagiosa è rientrata a Bagni di Lucca con un trofeo ingombrante e il nuovo best ranking (214), poi s’è goduta le vacanze – tre giorni sul divano – e ha ripreso la preparazione al TC Carrara con la benedizione di Renzo Furlan e la supervisione di Michelangelo Manganello. Quindi, sotto Natale, un messaggio di un giornalista le ha messo una pulce nell’orecchio: “Controlla l’entry list, sei quasi dentro!”.

Jasmine ha verificato ogni giorno e quando ha capito l’aria che tirava ha preso la palla al balzo: l’anno scorso la numero 208 del mondo era rimasta a casa, quest’anno la 215ma della classifica può volare down under. Ma i miracoli del caso bisogna meritarseli, perché non è che la Federazione Internazionale ti mandi l’autista sotto casa. E così il 30 dicembre Jasmine richiede il visto per l’Australia (di lavoro, altrimenti niente prize money), il 2 gennaio prenota su AirBnB un mini appartamento in zona Southern Cross, il 3 acquista il biglietto aereo, il 4 spegne 21 candeline sulla torta di compleanno, il 5 è in volo verso Abu Dhabi assieme ad un borsone vecchio, una racchetta e il fido Michelangelo. Infine il 7 gennaio rimette piede a Melbourne Park, tre anni dopo gli ottavi raggiunti da junior. Ad aspettarla, Jasmine trova un’accoglienza da favola per chi è abituata ai 25mila, una borsa nuova di zecca e tre racchette dello stesso modello usato dalla Kerber. “Ma la cosa che mi fa davvero impressione – dice – è l’idea di giocare lo stesso torneo della Williams”.

Prima di arrivare dalle parti di Serena, però, Jasmine dovrà adattarsi al fuso, alla temperatura, alle palle e all’attrezzo nuovo. E superare il purgatorio delle qualificazioni, alle quali ci si prepara con chi passa il convento. Oggi per esempio ha diviso il campo con Isabella Shinikova, 25enne bulgara cresciuta assieme a Dimitrov e scortata - tanto per cambiare - dalla madre, che dopo mezza carriera nel circuito minore ha deciso di provare il salto tra le professioniste. A modo decisamente suo. “Ci siamo conosciuti quattro giorni fa in aeroporto – mi dice Christophe Cazuc, il tizio francese che la accompagna – io ero alla ricerca di un accredito, lei di qualcuno da mandare a quel paese. Credo che in vita sua non abbia mai avuto un allenatore. L’ultimo tipo con cui ha lavorato è durato tre giorni. Più che un coach sono un sociologo, la prendo come una specie di esperienza catartica. La vedi? In questo momento sta maledicendo me, la madre e forse anche te. Spero solo che non spacchi pure questa racchetta, però. Ѐ l’ultima rimasta!”. Il caso di Jasmine mi sembra improvvisamente molto ma molto meno strano.


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di Dario Castaldo

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