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feb 16
SARA TORNA A SORRIDERE
Timida e testarda: la normalità come valore
Sara Errani (foto Getty Images)
E’ stato buon profeta Corrado Barazzutti: “Ho detto a Sara che deve restare tranquilla. E’ stata numero cinque del mondo, ha avuto risultati straordinari. Questo significa che il potenziale c’è, si tratta solo di tornare ad esprimerlo. E lo farà, ne sono certo. E’ solo questione di tempo”. Il capitano azzurro lo aveva sottolineato dopo la sconfitta contro la Francia in Fed Cup. La Errani aveva deluso, non era stata all’altezza perdendo entrambi i singolar. Era apparsa spenta e sfiduciata. Lo aveva ammesso lei stessa: “Mi spiace non essere stata utile alla squadra - aveva detto - eppure mi ero allenata bene, giocare in nazionale è sempre un grande onore e un grande orgoglio. Ci tengo tantissimo”.

In quel momento delicato il team azzurro si era mostrato compatto intorno alla sua campionessa: giù le mani da Sara. Sì, perché di gioie e vittorie ce ne ha regalate tante in questi anni: una finale e una semifinale al Roland Garros sulla sua amata terra rossa, una semifinale agli US Open sul cemento, senza dimenticare la finale al Foro Italico del 2014 e il Career Grand Slam di doppio al fianco di Roberta Vinci. Ci voleva un bel successo e sul viso timido e solare di Sara sarebbe tornato il sorriso. Così è stato. Sono passate due settimane nell’amaro week end a Marsiglia e la Errani con la consueta grinta e determinazione si è ripresa la ribalta, le luci del palcoscenico nel momento più difficile. Dubai è sua: 60 62 alla Strycova in finale. Un match perfetto.

La Errani era l’unica tra le “Magnifiche Quattro” a non aver ancora conquistato un torneo Premier: i suoi otto titoli precedenti erano arrivati tutti in “International”. La nona sinfonia su diciannove finali (soltanto Flavia Pennetta ne ha giocate più di lei, 25 in totale) è la più bella perché è arrivata in un Premier. L’Italia sale così a quota cinque successi in tornei di questa categoria: prima della doppietta San Pietroburgo-Dubai, avevamo conquistato i titoli di Los Angeles e Mosca nel 2009 con Flavia Pennetta e Francesca Schiavone e di Indian Wells nel 2014 ancora con la Pennetta.

A fine aprile Sara compirà 29 anni ed è la normalità, intesa come valore e non come handicap, la sua forza. Lei è come la vedi: una di noi, con le braccia scolpite dai top spin e l’umiltà come credo. Normale per chi è cresciuta alla suola della sofferenza, per chi combatte con i suoi 164 cm contro le valchirie del circuito cui rende centimetri e muscoli. Ed è sempre lei l’anello di congiunzione tra il dream team capace di conquistare quattro titoli mondiali negli ultimi dieci anni e il futuro.



di Angelo Mancuso

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