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feb 16
MLADENOVIC, FRANCESE PER CASO
... Ma numero uno a suon di risultati!
Kristina Mladenovic
Sentimenti opposti per Francia-Italia di Fed Cup: l'Italia di capitan Barazzutti ha una grande voglia di rivincita, mentre la Francia di Amelie Mauresmo nutre progetti di grandezza. Per nulla celati. “Credo che questo gruppo di giocatrici possa portarci, prima o poi, a sollevare il trofeo” ha detto la capitana francese. L'impresa dell'anno scorso è un buon viatico, ma da allora sono cambiate un po' di cose. Intanto manca Alize Cornet: da numero 1 del team ad assente per scelta, anche se ha avuto qualche problema fisico durante l'Australian Open. “E' stata lei a decidere, abbiamo parlato a lungo prima dell'Australian Open. Dopo 8 anni in Fed Cup ha deciso di prendersi una pausa” dice la Mauresmo, che ha ripiegato sulla giovanissima Oceane Dodin, a un passo dalla convocazione già lo scorso anno. Oltre a lei, ci saranno Kristina Mladenovic, Caroline Garcia e l'esperta Pauline Parmentier. A ben vedere, la Francia non ha vere alternative a Mladenovic e Garcia. Lo scorso anno fu l'inserimento di una panchinara (la Mladenovic) a cambiare l'inerzia del weekend, mentre stavolta non ci sono jolly. Kristina e Caroline, Caroline e Kristina. Da lì non si esce. Potrebbe essere un vantaggio per l'Italia, che a Sara Errani e Camila Giorgi affianca l'eterna Schiavone e l'esordiente Caregaro. Ma se lo scorso anno è stata la carta a sorpresa, quest'anno la Mladenovic è il pilastro del team francese. Una bella ragazza, molto simpatica ma senza sangue francese, sebbene sia nata a Saint Pol sur Mer il 14 maggio 1993. Di solito la Francia attinge alle ex colonie, mentre nel suo caso c'è stato un insieme di casualità. I transalpini devono ringraziare...la pallamano. Già, perché i genitori di Kristina sono serbi. Papà Dragan è stato un ottimo professionista, tanto da rappresentare la Yugoslavia alle Olimpiadi di Los Angeles 1984. Nel 1992 ha ricevuto una proposta dal team francese del Dunkirk. E così, scelta di vita: insieme alla moglie Dzenita (ex ottima giocatrice di pallavolo, persino a livello internazionale) si sono trasferiti in Francia, dove hanno concepito Kristina. Con due genitori così, non poteva che diventare una sportiva. L'hanno incoraggiata e sostenuta, dandole la possibilità di scegliere tra diverse discipline. Ci ha dato dentro con pallamano, pallavolo, nuoto e infine tennis. Lo sport dove eccelleva di più era la pallavolo. “Forse ero più talentuosa che nel tennis. Però intorno agli 8-9 anni la pallavolo mi è venuta a noia. Ero più alta di tutti i miei coetanei, troppo più forte, allora ho perso gli stimoli”. La crescita si è poi fermata a 184 centimetri, più che sufficienti per diventare un'ottima pallavolista. Ma nei dintorni di casa c'era un tennis club. Pur arrivando da sport di squadra, i genitori l'hanno spinta perché avevano ancora negli occhi le imprese di Monica Seles, serba come loro. Kristina aveva 8 anni e il maestro le disse: “Ma davvero non hai mai preso una racchetta in mano?”.

Dopo qualche anno ha iniziato a pensare al tennis come scelta di vita. A 13 ha iniziato a studiare a distanza, ma lo ha fatto più che seriamente. Ha preso il diploma e ha imparato la bellezza di quattro lingue. Oltre al francese, conosce il serbo dei genitori, l'inglese, lo spagnolo e persino l'italiano. Come se non bastasse, possiede i primi rudimenti di russo e bulgaro. Una ragazza in gamba, dalle doti fisiche particolarmente spiccate. Si è visto subito, quando è diventata campionessa europea Under 14 nel 2007. Da junior ha avuto una carriera travolgente: mentre le davano il soprannome “Kiki” (oggi la chiamano tutti così, genitori compresi: molti non conoscono nemmeno il suo vero nome) è diventata numero 1 junior grazie al successo al Roland Garros e alla finale a Wimbledon. Gli sponsor le sono saltati addosso, così come le prime wild card, anche nei tornei del Grande Slam. Diciamolo chiaramente: ad oggi, Kiki non ha soddisfatto le aspettative. A quasi 23 anni non è mai andata oltre la 27esima posizione WTA (oggi è n.30) e ha impiegato un po' prima di stabilizzarsi su buoni livelli. Nel 2012 è entrata per la prima volta tra le top-100 ma le va dato atto di essere cresciuta in modo lento ma graduale. Il 2015 è stato l'anno delle prime volte: ha giocato la sua prima finale WTA a Strasburgo, dopodiché ha centrato i quarti allo Us Open, miglior prestazione in uno Slam, almeno in singolare. Curiosamente, il suo miglior momento è arrivato in un periodo senza coach. Ne aveva cambiati diversi, dopo essere cresciuta con il papà-allenatore di Amandine Hesse. Poi aveva tentato la carta serba, facendosi seguire da Dusan Vemic e Nemanja Kontic (quest'ultimo ex coach della Ivanovic), ma dallo scorso febbraio ha deciso di fare tutto per conto suo, seguita dai genitori, soprattutto dalla madre. “Per adesso ha funzionato, ma sono consapevole che avrò bisogno di qualcuno per raggiungere i miei obiettivi” raccontava in estate. A sorpresa, in ottobre è arrivato l'annuncio del ritorno al passato: oggi è seguita da Georges Goven, discreto giocatore degli anni 70 ed ex capitano della Fed Cup francese. Avevano già lavorato insieme nel 2009 e stanno cercando di sviluppare un gioco sempre più aggressivo, doveroso per uno dei migliori fisici del tour. 184 centimetri per 60 chili le consentono di tirare un gran servizio, una botta piatta che le regala tanti punti gratis. Piatto come dritto e rovescio, gli stessi colpi che hanno stordito Sara Errani sulla terra indoor di Genova. Inoltre è una buonissima giocatrice di volo, come testimoniano i risultati in doppio. Fa coppia fissa con l'ungherese Timea Babos e insieme hanno raggiunto una finale a Wimbledon (persa contro Errani e Vinci). I risultati migliori, tuttavia, li ha ottenuti in doppio misto insieme a Daniel Nestor. “Il contatto è nato in modo casuale: prima del Roland Garros 2014 mi ha chiesto di giocare insieme. Mi sono domandata come fosse possibile che un giocatore del suo calibro mi chiedesse di fare coppia. Ovviamente ho detto sì”. Subito finale a Parigi, poi vittorie a Wimbledon e Australian Open.

“All'inizio giocavo in doppio solo per allenare il singolare, poi però ho vinto due Slam ed è qualcosa che potrò raccontare ai miei figli. Adesso lo gioco bene, ne sono orgogliosa e mi aiuta anche per il singolare”. Se non ci saranno sorprese in sede di sorteggio, Kiki giocherà sabato contro Camila Giorgi e domenica contro Sara Errani. In caso di 2-2, scenderebbe di nuovo in campo per il doppio. Lei è pronta, si sente pronta perché avverte un profondo senso di squadra. Entrambi i genitori provengono da sport collettivi e le è rimasto qualcosa. “In effetti è vero. Io dico sempre di essere francese di cuore e serba di testa, senza mai spiegare cosa voglio dire. Lascio che sia la gente a capire”. Il legame c'è ancora, ma in Serbia non ci va quasi mai, soprattutto da quando sono morte entrambe le nonne. Le sono rimasti zii e cugini, ma gli impegni tennistici non le concedono troppo tempo. Nel tempo libero adora andare in spiaggia, in Spagna o magari in Croazia. Nel periodo di offseason è volata alle Maldive insieme a Belinda Bencic, di cui si è scoperta grande amica, quasi per caso. Insieme a loro c'era Alexander Zverev. Evidentemente sono diventati amici, visto che Kiki è comparsa nel suo box durante il match contro Andy Murray a Melbourne. A dicembre ha giocato l'IPTL e non ha perso una tappa, coronando il sogno di giocare un doppio misto con Roger Federer. A conferma del suo amore per le gare a squadre, vanta anche una presenza (sia pure datata) nella Hopman Cup. Il bilancio in Fed Cup è ottimo, con 8 vittorie e 2 sconfitte. A ben vedere, tuttavia, ha giocato sette doppi e appena tre singolari. I doppi li ha vinti tutti (ma solo due erano decisivi), mentre in singolare vanta una vittoria (contro la Errani) e due sconfitte (contro Goerges e Kvitova). Insomma, i numeri vanno interpretati. Può raggiungere un gran picco di rendimento, ma non è così esperta, anche se il risultato dell'anno scorso le darà una mano. Come detto, tiene da matti alla Fed Cup e per questo non si è presa neanche un giorno di riposo al ritorno dall'Australia. Subito a correre (è una vera appassionata di running, alle 7.30 del mattino è già in strada) e lunedì via agli allenamenti. Difficilmente ci regalerà qualcosa, ma conoscere il proprio avversario è il primo passo per centrare un'impresa. E l'Italia, tra qualche assenza e un delicato ricambio generazionale, avrà bisogno di una piccola impresa al palazzetto di Marsiglia. Kiki vuole divertirsi e vuole festeggiare. Ma almeno un punto, in qualche modo, in singolare o in doppio, bisogna portarglielo via.



di Riccardo Bisti

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