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25

gen 16
AUSTRALIAN OPEN, IL FATTO
Raonic e Monfils: lampi nel tennis dei contrasti
Gael Monfils
Il bello del tennis sta nella sua diversità e, quindi, nella globalizzazione: si gioca dappertutto e permette di emergere a tutte le tipologie tecno-fisiche di giocatori. Con un livello medio che si alza sempre più e stelline che brillano ovunque e si affinano nei grandi camp Usa, francesi e spagnoli. Il futuro, senza sua maestà Roger Federer, sarà meno fulgido, ma il presente è frizzante con lampi diversi che squarciano il cielo non certo estivo di Melbourne e il primo Slam della stagione. Due lampi in rotta di collisione nei quarti di finale.

Lascia il segno il tuffo da portiere, del Moro di Francia, Gael Monfils, tuffo non sull’erba o sulla terra rossa, ma sul pericoloso duro cemento di Melbourne, tuffo che gli procura un taglio profondo sull’avambraccio destro e rischia di creargli problemi anche peggiori perché il giocoliere pazzerello non lascia la racchetta. Lamonf rispetta comunque il pronostico, battendo Kuznetsov e, a 30 anni da compiere a settembre, ha già fatto vedere tutto il bene e il male di cui è capace con una carriera da talento inespresso a livelli più alti. E’ bello così com’è, alto alto e magro magro, tutta forza veloce e istinto, troppo fragile e poco continuo nell’allenamento, molto cicala e poco formica, personaggio controcorrente che chiude la bocca ai media francesi - sempre assillanti con tante radio e social - dichiarando un polemico silenzio stampa pre-coppa Davis. Un evento nell’evento del clamoroso ritorno di Yannick Noah, come capitano guru.

Lascia il segno, soprattutto, Milos Raonic, il Progetto da numero 1, varato del novembre 2013 da coach Riccardo Piatti, che sta finalmente decollando nel ruolo di giovane più concreto ed affidabile al top. Al di là del significativo successo su Stan Wawrinka, l’unico guastafeste negli Slam dei Fab Four (Federer, Nadal, Djokovic, Murray), il canadese dimostra tutti i progressi, totali, di gioco e di condizione atletica. Intorno al servizio-monstre (in quest’ultima prova 24 ace e il 79% i punti con la prima, con punte di velocità a 230 all’ora), sfodera grande disponibilità nella conquista della rete (82 discese), e così arriva a 82 vincenti. Così da rubare il ruolo d’attaccante a Svizzera II, mettendolo sotto pressione soprattutto sul colpo più debole, il dritto. Ma Raonic, uno dei tanti figli dell’ex Jugoslavia transfughi negli ultimi Eldorado (nel suo caso il Canada), colpisce anche come personaggio, sempre sbarbato, coi capelli sempre corti, educatissimo, con due genitori ingegneri e tutti laureati in famiglia (lui ha promesso che si metterà a pari, a carriera finita), modi eleganti e parlantina forbita. Soprattutto, interessi extra tennis, e curiosità che un motivatore come Piatti terrà sempre vive, fra un allenamento e l’altro col mago dei muscoli, Dalibor Sirola, e il suggeritore tecnico, Carlos Moya (che ha appena preso il posto di Ivan Ljubicic). Infatti, fra le solite immagini di atleti abbracciati ad animali esotici o preoccupati dei loro morsi, che arrivano dall’Australia, spicca quella di Milos, con fidanzata, che fa visita a un museo. Un altro lampo su cui meditare. Forse siamo vicini al numero 1 ancor più numero 1.






di Vincenzo Martucci

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