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gen 16
LA PAZIENZA DI SHUAI ZHANG
Quarti in Australia: cinesi di Melbourne in festa
Shuai Zhang (foto Getty Images)
MELBOURNE – La pazienza, è noto, è una virtù. Shuai Zhang, cinese di Tianijn, ne ha avuta davvero tanta. Per otto anni non aveva vinto uno straccio di partita nei tabelloni principali dei torneo dello Slam: quattordici partecipazioni e altrettante sconfitte al primo turno: quattro agli Australian Open, cinque al Roland Garros, due a Wimbledon e tre agli US Open. Le colleghe la guardavano quasi con tenerezza.

Ce n’era abbastanza per mandare tutto all’aria. Sicuramente a 27 anni le sarà venuto il dubbio di non essere certo lei l’erede di Na Li, prima cinese a trionfare in un Major prima al Roland Garros nel 2011, quando superò in finale la nostra Francesca Schiavone, e poi proprio qui a Melbourne nel 2014 battendo nell’atto conclusivo la minuscola Cibulkova. La stessa Na Li, si è ritirata due anni fa lasciando un vuoto incolmabile nel tennis cinese. Un peso enorme sulle spalle di Shuai Zhang, numero 133 mondiale. Tanto che a fine 2015 aveva addirittura pensato al ritiro.

Invece ci ha ripensato e si è data ancora qualche mese di tempo. E’ sbarcata nella terra dei canguri e voilà: ha superato i tre turni delle qualificazioni agli Australian Open, quindi all’esordio nel main draw ha messo alla porta niente meno che Simona Halep, numero due del mondo. Ha poi eliminato nell’ordine prima la Cornet, poi la Lepchenko, ora la Keys con il punteggio di 36 63 63. E si ritrova negli quarti dello Slam down under, roba da stropicciarsi gli occhi. E’ la settima giocatrice a raggiungere i quarti agli Australian Open partendo dalle qualificazioni, la prima dopo la messicana Angelica Gavaldon nel 1990. Un poker vincente che ha fatto impazzire la comunità cinese di Melbourne, molto numerosa e integrata nel tessuto sociale di uno dei paesi in cui la globalizzazione la puoi toccare con mano ad ogni angolo. Se vai a Lygon Street trovi quella italiana, se passi a Londsdale Street, il cuore commerciale della città, c’è la comunità greca, se ti addentri nel CBD (Central Business District) ecco il quartiere cinese. Per non parlare dei thailandesi.

“Volevo mostrare il meglio di me stessa - ha sottolineato - perché in pochi credevano che sarei mai riuscita a fare qualcosa di buono nei tornei dello Slam. Se penso di poter vincere il torneo? Prima no, ora chissà…”. In fondo sognare non costa nulla: prossimo ostacolo la britannica Johanna Konta. Le semifinali non sono poi così lontane.



di Angelo Mancuso

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