Internazionali BNL d'italia
Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”
Centri Federali Tennis
FIT Ranking Program
Beach Tennis
Paddle
Tennis in Carrozzina
Lab 3.11
Comitato Italiano Paralimpico
SeniorTennis
www.superabile.it
LOGIN
HAI DIMENTICATO LA PASSWORD?

NEWS

INDIETRO

20

mar 15
LA DONNA CHE VISSE 1000 VOLTE
Lea Pericoli compie 80 anni: che leggenda!
Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli all'ITF World Champions Dinner (foto Tonelli)
Non si chiede l'età a una signora, ma stavolta possiamo fare un'eccezione. Nata nel 1935, Lea Pericoli chiude un lustro che ha dato molto al tennis italiano. Si parte con il 1930 di Gianni Clerici, si prosegue con il 1933 di Nicola Pietrangeli e il 1934 di Rino Tommasi, per chiudere con il 22 marzo 1935, data di nascita della bionda Lea, anzi, “Leuccia” come la chiamava Indro Montanelli, il primo a intuirne le qualità giornalistiche. Gianni, Nicola, Rino e Lea hanno regalato decine di aneddoti agli appassionati più giovani, che non li hanno visti giocare e hanno fatto appena in tempo ad ascoltarli. Però, nei vialetti degli Slam o sotto i pini del Foro Italico, hanno regalato un saluto a tutti. Un autografo, un racconto. E Lea ha i cassetti pieni di cose da raccontare. Il Bignami del tennis la ricorda buona giocatrice, poi ottima cronista e infine “ambasciatrice” del tennis italiano, ruolo assegnatole dalla nuova FIT. Eppure la Pericoli è molto di più. Ripercorrendo la sua storia, garbata e affascinante, si trova il materiale per un libro, forse per un film. Se qualche sceneggiatore appassionato di tennis volesse provarci...resterebbe stupito. Nata a Milano da papà Filippo e mamma Jole, si è trasferita ad Addis Abeba quando era ancora in fasce. Erano gli ultimi anni del fascismo, quando Benito Mussolini pensò che colonizzare fosse ancora una buona idea. Papà Pericoli aprì una ditta di importazioni e fece fortuna, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo mandò in rovina. Le sue opere meritorie durante le stragi del vicerè Rodolfo Graziani (fu utilizzato addirittura il gas contro la popolazione locale) lo fecero ben volere dagli etiopi, da cui ottenne la grazia. Tornò ricco, ma andò nuovamente in rovina. Sul finire degli anni 40, la piccola Lea fu spedita a Nairobi, in Kenya, per un paio d'anni di collegio. Era l'unica italiana, fu un periodo difficile. Ma in quegli anni capì di avere importanti doti atletiche, utili per abbracciare il più grande amore della sua vita: il tennis. Era una predestinata, la Pericoli: il padre era stato un discreto giocatore e non resistette: appena vide una casa con campo da tennis, ad Addis Abeba, la comprò. Fu lui il primo maestro della Pericoli, ma lei giocava anche con la madre e con il muro. A 2.400 metri di altezza non era facile tenere il fiato, ma gli fu utile nella sua lunga carriera. Perchè, a dispetto dei gonnellini, le mutande di pizzo e gli abiti disegnati da Ted Tinling (alcuni furono esposti nella bella mostra organizzata dalla FIT per festeggiare il centenario, nel 2010), la Pericoli è stata una grande atleta. All'epoca non esistevano le classifiche computerizzate: tuttavia, è ragionevole immaginarla tra le prime 15-20 al mondo.

I risultati parlano per lei: tre volte negli ottavi a Wimbledon, addirittura quattro al Roland Garros e tanti ottimi risultati in doppio, dalle semifinali a Parigi e Londra fino alle cinque finali al Foro Italico insieme all'amica Silvana Lazzarino: il mancato titolo a Roma, forse, è il suo più grande rimpianto. In più di un'occasione è arrivata a un passo dal farcela. Ma Lea ha sempre guardato alla vita con un sorriso e non si cruccia, così come non si vanta per le tante vittorie. “Anzi, tendo a dimenticarle”. Però ricorda con orgoglio un successo su Billie Jean King. Ok, arrivò a Gstaad, in altura (l'infanzia ad Addis Abeba le tornò utile...) ed era appena terminato Wimbledon. “Fu una cattiva giornata per lei e io non meritavo di vincere”. Una modestia sincera, che le è servita nelle sue carriere post-tennis. Ancora oggi è la più titolata ai Campionati Assoluti, vinti ben 27 volte. 10 in singolare, 11 in doppio e 6 in misto. In quegli anni il titolo italiano era molto sentito, vuoi perchè il tennis non era internazionale come oggi, vuoi perchè garantiva l'accesso ai tornei del Grande Slam. Per questo, la Pericoli li ha sempre giocati al massimo. E pensare che la sua carriera avrebbe potuto morire ancor prima di iniziare. A 17 anni, dopo il rientro definitivo in Italia, giocò un paio di tornei e li vinse a mani basse. Aveva firmato per il Tennis Club Ambrosiano di Milano, ma quando vinse un torneo si scoprì che l'iscrizione non era ancora formalizzata. Così, per intascare il premio, firmò per un altro circolo. Doppio tesseramento, anomalia che non sfuggì alla FIT di allora. La convocarono e minacciarono di squalificarla, anche per un paio di foto scattate con Fausto Gardini e poi finite in una pubblicità. Vietatissimo, in un'epoca dove c'era la cortina di ferro tra professionisti e dilettanti. Il segretario generale le disse che la squalifica a vita era inevitabile. “Se invece mi promette di non giocare più a tennis, faccio finta di nulla”. Una cattiveria inutile con una ragazza di 18 anni. Di fatto, la condannò a un altro paio d'anni in collegio, stavolta a Losanna. Ma il richiamo del legno e della terra rossa era troppo forte. E così ha ripreso a giocare, diventando una delle più famose dell'epoca. Non era forte come la Hart, la King, la Bueno e le altre leggende dell'epoca, ma trovò la sua popolarità grazie agli abitini che facevano scandalo, ma di sicuro attiravano l'attenzione. Con il suo tennis difensivo, spesso ancorato ai pallonetti, spesso non avrebbe meritato il campo centrale. Ma il suo abbigliamento e la sua grazia erano una calamita per il pubblico, così gli organizzatori la collocavano sempre sui campi principali. Donna intelligente, capì che non avrebbe potuto diventare la più forte, così sfruttò la sua immagine almeno quanto il dritto. E ha vissuto una carriera più che onorevole, chiusa negli anni 70 dopo l'ennesimo titolo italiano e dopo essersi concessa qualche sfilata e – addirittura – una qualificazione a Miss Italia.

La seconda carriera di Lea, in verità, è iniziata quando stava ancora giocando. Il “Giornale” di Indro Montanelli le fece scrivere i primi articoli da Wimbledon. Il direttore rimase colpito dal suo garbo e la incitò ad andare avanti. E' nata una seconda carriera altrettanto brillante, prima come giornalista e poi come telecronista. Nel frattempo ha recitato in una mini-serie TV, ha condotto un programma radiofonico e persino un programma sulla RAI, “Caccia al Tesoro”. Ma per i fanatici dai 50 anni in giù, che non l'hanno mai vista giocare, è stata una delle voci che ha avvicinato al tennis. Tutti ricordano Rino Tommasi e Gianni Clerici (a proposito dei “magnifici” degli anni 30...), ma bastava cambiare canale e su Telemontecarlo c'era lei a raccontarci i campioni degli anni 80-90. Quando la RAI interrompeva le dirette dal Roland Garros si passava su TMC e Lea, unica a preferire il commento da solo a quello in coppia, ci raccontava il tennis dalla sua posizione privilegiata, inventando neologismi in voga ancora oggi come i “piccoli quindici” che mancavano a un giocatore per chiudere un match. Negli anni 90, quando buona parte del tennis passò sulla TV a pagamento, Lea divenne ancora più importante. Ha commentato anni di Roland Garros e, ovviamente, del torneo di Monte Carlo. Insieme a lui, in diverse occasioni, l'amico di sempre Nicola Pietrangeli. Con “Nick” ha un rapporto straordinario, ne è una fan ancor prima che amica. Anche per questo, nel 2007, gli ha dedicato lo splendido libro “La dolce vita”, edito da Rizzoli. Non è un caso che abbia vinto il premio Gianni Brera: è scritto con leggerezza, passione e quel pizzico di incanto che può permettersi solo chi ha vissuto quegli anni. Qualcuno l'ha presa bonariamente in giro, sottolineando che non passava articolo – o telecronaca – in cui non citasse il suo amico Nicola. C'è del vero, ma in fondo che importa? Semmai importa il suo coraggio nell'affrontare un tumore: si ammalò nel 1971, quando la medicina non era avanzata come oggi. Rese pubblica la vicenda, si operò e tornò a giocare. 20 giorni dopo. Un esempio straordinario per tutte le donne, e non è un caso che abbia dedicato molto tempo a sostenere la Lega Nazionale per Lotta contro i Tumori. Tante (se non tutte) le sue attività hanno devoluto i ricavi per questa battaglia. E lei, con grande dignità, si è sottoposta a un ulteriore intervento qualche anno fa. Stavolta lo ha fatto in silenzio, senza clamore, senza facili pietismi. Ha superato anche questo ostacolo e oggi è pronta a festeggiare il compleanno. Una festa a Roma sancirà i suoi primi 80 anni, ma ha già fatto sapere di non volere regali. Semmai, un'offerta in busta chiusa per i bambini meno fortunati. Non è educato chiedere l'età a una signora, ma gli ottant'anni di Lea sono un evento da festeggiare. Perchè sono soltanto i primi. Ci sono ancora tanti “piccoli quindici” da vivere insieme.



di Riccardo Bisti

Commenti

di' la tua, scrivi un commento a questo articolo
COMMENTA QUESTO ARTICOLO

5

Donna senza età, grande commentatrice, una icona per molti ma in realtà una persona vera e concreta che ha fatto della gentilezza uno stile di vita, passando attraverso situazioni non facili e uscendone sempre con uno stile ed una carica verso la vita straordinari, sempre tesa ad aiutare gli altri.
Non c'è altro da dire se non GRAZIE LEA!!! AUGURI!!!

di Pippo Santanastaso (Lunedì, 23 Marzo 2015 11:29)

4

sono una giornalista, mamma di tre tennisti promettenti, ma .... purtroppo tutti maschi!!!!!!!
e così solo calzoncini e magliette, mai qualche bel completino!!!!
a parte gli scherzi, credo che in questo sport una donna come Lea abbia voluto e voglia dire ancora molto!!!!
Come giornalista mi complimento per l'ottimo lavoro di tanti tanti anni, caratterizzato da professionalità, ma anche da spirito, ironia e capacità di saper commentare con il giusto livello di "sale".
Tanti auguri alla splendida signora, che per noi cinquantenni resta un modello di stile, ma soprattutto di intelligenza!!!!!!

di ammiratrice cinquantenne (Domenica, 22 Marzo 2015 13:06)

3

AUGURI LEONESSA, PERSONALI MIEI, MA ANCHE DA TUTTI I SOCI DELL'INTERNATIONAL LAWN TENNIS CLUB D'ITALIA, FRA I QUALI, MOLTI, COME IL SOTTOSCRITTO, HANNO AVUTO IL PRIVILEGIO DI VIAGGIARE PER IL MONDO CON TE E LA FORTUNA DI "VIVERTI".
UN ABBRACCIO E UN BACIO AFFETTUOSO
MARCO GILARDELLI

di MARCO GILARDELLI (Sabato, 21 Marzo 2015 11:42)

2

SINCERI AUGURI DI LUNGA VITA FELICE E GRAZIE DELLE TANTE SODDISFAZIONI TENNISTICHE RICEVUTE NEGLI ANNI BELLI DEL TENNIS GIOCATO CON PASSIONE - ED ANCHE AL GRANDE NICOLA CUI CONSERVO LE TANTE CRONACHE DEL DOLCE CRONISTA TENNISTICO GIORGIO BELLANI - GRAZIE -
LA GUARDIA GIUSEPPE

di LA GUARDIA GIUSEPPE (Venerdì, 20 Marzo 2015 12:17)

1

Lea complimenti anche ' io ho la mamma che ha fatto gli anni come te con una sola settimana di differeza ed è una donna forte e tenace come te, si vede che la vostra classe è una classe di ferro.auguri buon compleanno Lea.

di G (Venerdì, 20 Marzo 2015 10:20)

di' la tua, scrivi un commento a questo articolo
ITF Pro Circuit
www.lexicon.it

Federazione Italiana Tennis - P. IVA 01379601006       Cookie Policy