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nov 14
LE BOTTE SONO SOLO UN RICORDO
Mirjana Lucic, Comeback of the Year
Mirjana Lucic
Gli utenti del sito WTA le avevano preferito Maria Sharapova. Ma gli addetti ai lavori, meno sensibili alla lunghezza delle gambe e agli sguardi seduttivi, hanno premiato lei. Ed anche se i numeri non sono così devastanti, Mirjana Lucic è tra le storie più emozionanti del 2014. A inizio anno era numero 104 WTA. Di solito questo premio va a chi ha avuto una crescita più rapida, più folgorante. A fine agosto, invece, Mirjana era reduce da otto sconfitte consecutive ed era scesa al numero 121. Ma in un pomeriggio di sole, nel campo Grandstand di Flushing Meadows, ha cambiato il suo destino. Sotto 5-2 contro Simona Halep, numero 2 WTA, ha infilato sette punti di fila e ha firmato la rimonta, imponendosi 7-6 6-2 e tornando alla ribalta per motivi prettamente tennistici, a 15 anni dalla storica semifinale a Wimbledon 1999. Qualche settimana dopo, si è tolta lo sfizio di vincere il torneo WTA di Quebec City battendo in finale Venus Williams. Ha ottenuto un record difficilmente battibile: vincendo un titolo dopo 16 anni e 4 mesi, è diventata la giocatrice ad aver aspettato più tempo tra un successo WTA e l’altro. Il record precedente apparteneva a Kimiko Date. Ma la giapponese si era fermata una dozzina d’anni per scelta propria, godendosi la vita prima di tornare e battere tutti i record di anzianità. La Lucic no, lei ha avuto una storia diversa. E in quei 16 anni tra un titolo e l’altro si è infilato di tutto. Una storia da film. Una storia in cui il lupo cattivo aveva le sembianze di papà Marinko, ex olimpionico nel decathlon. Una persona influente in Croazia, sorridente fuori ma malvagio dentro. Ancora oggi la Lucic piange se le chiedono di ricordare la sua storia, ma fu proprio lei, nel 2006, a confessarsi con il New York Daily News. Tutto è cominciato da piccola, ad appena cinque anni di età, quando il padre iniziò a maltrattarla per futili motivi, come un allenamento svolto senza il massimo impegno o una sconfitta in partita, magari contro un’avversaria più grande. Prendeva da parte la piccola Mirjana e la colpiva con un paio di vecchie scarpe Timberland. Una follia accompagnata dalla lucidità, giacchè la colpiva soltanto in parti del corpo non troppo visibili. E poco importa se, dal dolore, lei non riusciva a lavarsi i capelli in una settimana. Lo status quasi psichiatrico del padre era evidente quando, dopo averla “punita”, le dava qualche soldo e la mandava a comprarsi un gelato. Accadde dopo una semifinale a un torneo giovanile a Milano. Lei ha sempre sopportato, per il bene della famiglia e di mamma Andelka. E poi i risultati arrivavano: nella fragile psiche di una bambina, deve aver pensato che forse il padre faceva bene, che aveva ragione. E’ diventata la terza di sempre a vincere due Slam junior prima di compiere 15 anni. Prima di lei c’erano riuscite Jennifer Capriati e Martina Hingis, entrambe diventate numero 1 WTA. Era una predestinata. Nel 1997, appena diventata professionista, si è aggiudicata il torneo di Bol. Era il primo a cui prendeva parte. Da fuori sembrava tutto ok, invece c’era un terribile segreto.

La vita di Mirjana è cambiata nell’estate 1998. Quando Marinko ha minacciato di picchiare anche la madre, ha detto basta. Scapparono di notte, lei, la madre e i fratelli. Per 19 giorni vissero da latitanti e occuparono le prime pagine dei giornali croati. Persino Goran Ivanisevic le diede una mano a nascondersi. “Mi ha salvato la vita” disse lei. Il 23 luglio riuscirono a prendere un volo per gli Stati Uniti, verso l’apparente libertà. E in effetti le cose sembravano essersi sistemate. Quell’anno, il colosso IMG la strappò ad Advance International (l’attuale Octagon). Firmò per quattro anni e i risultati arrivarono. Secondo titolo a Bol e poi, nel 1999, la clamorosa semifinale a Wimbledon battendo Nathalie Tauziat (finalista in carica) e Monica Seles. Ma il padre non la mollò. Le faceva arrivare minacce di morte e di ulteriori maltrattamenti. Mirjana era salita fino al numero 32 WTA, era giovanissima, poteva restare tranquillamente tra le top-10 per chissà quanto tempo. Non le mancava niente, a partire da due fondamentali molto potenti. Poi, un giorno, nella sua casa di Sarasota arrivò una lettera. Era la stessa IMG, che le intentò una causa milionaria. In due parole, l’accusavano di rovinarsi la carriera con l’assunzione di farmaci, con conseguenti danni economici e d’immagine per la compagnia. Ne è nata una bega legale lunghissima e stressante che l’ha sostanzialmente ridotta sul lastrico e mandata in depressione, anche se lei non ha mai smesso di voler fare la tennista. Tra il 2003 e il 2007 è stata ferma, ma non perchè l’aveva voluto lei. Semplicemente non aveva più soldi. Non poteva pagarsi le spese di viaggio, figurarsi un coach. Si allenava duramente con i fratelli, faceva regolarmente preparazione atletica ma poi non giocava. E quando la TV mostrava i grandi eventi tennistici, lei li guardava e piangeva. Per questo, i suoi familiari hanno provato a nasconderle il telecomando. Ma non c’era nulla da fare. Gli unici momenti di sollievo arrivavano quando metteva History Channel, il suo canale preferito. Si appassionava nel vedere i documentari sugli scavi archeologici. Ancora oggi ride quando glielo ricordano. “Si, è una grande passione. Credo che continuerò a coltivarla dopo il ritiro”. La Lucic ha sempre visto nel tennis la possibilità di riscatto. Da ragazzina è diventata donna e nel 2007, piano piano, ha ripreso a giocare. Non è stato facile. Le hanno dato poche wild card e ha dovuto ottenere tutto con le sue forze. Una volta, in un torneo in Italia, si è trovata di fronte Jelena Dokic. Avranno avuto molte cose da dirsi, con le loro storie così simili e così dolorose. Il signor Marinko è sparito dalla circolazione, sconfitto moralmente dalla figlia. Hanno provato a cercarlo per chiedergli informazioni sulla causa di IMG, lui ha risposto di non aver contatti con la società dal 1998. Ma ormai è passato. E’ tornata tra le top-100, ha ripreso a frequentare i grandi tornei e puntualmente, dopo ogni vittoria, qualcuno tirava fuori la sua storia. Ma il lieto fine non era ancora arrivato, quel lieto fine ipotizzato nel 2006 dalla sorella Ana. “Sarebbe una grande storia se Miki dovesse tornare ad alti livelli. Ha soltanto bisogno che qualcuno le dia una possibilità”. Qualche aiuto è arrivato, ma la Lucic deve ringraziare soprattutto se stessa. Una volta, dopo aver perso in un torneo a Fort Walton Beach, Florida, tornò a casa con 68 dollari in tasca. Probabilmente non le bastavano per per due pasti.

La ruota ha ripreso a girare quando ha conosciuto l’uomo che poi sarebbe diventato suo marito, l’imprenditore italo-americano Daniele Baroni, proprietario di un ristorante a Sarasota. Si è preso cura di lei fino a portarla all’altare, il 15 novembre 2011. Il matrimonio si è tenuto in una location da favola, un castello costruito nel 1929 e successivamente restrutturato. C’era tutta la famiglia di lei: mamma Andelka, i fratelli Ivan e Miro e le sorelle Ana e Ivana. Marinko no, lui era già nel dimenticatoio. “E’ stato il giorno più bello della mia vita” disse la Lucic, ancora in abito bianco. Si era sbagliata. Il giorno più bello è stato il 29 agosto 2014, quando ha scaraventato via dallo Us Open Simona Halep, tirando un ace sul matchpoint. “E’ stato facile” disse nella conferenza stampa più emotiva del 2014. “Si, è stato il giorno più bello della mia vita”. A un certo punto le hanno chiesto di riassumere la sua storia e lei è scoppiata a piangere, non prima di essersi scusata. “Desideravo tanto raggiungere questi risultati. Ho lavorato duramente, l’ho sperato in più di un’occasione ma non ci riuscivo mai”. E giù pioggia dagli occhi, mentre un film dell’orrore le scorreva per la mente. Ma si è ripresa in tempo e ha anche spiegato il perchè di una crescita così tardiva. “Negli ultimi anni hanno provato a contenermi, a dirmi di aspettare la palla e usare più topspin. Ma il mio gioco è questo, aggressivo e offensivo”. Il primo a capirlo è stato Julian Alonso, ex top-100 spagnolo che la segue da qualche mese. Lui tirava fortissimo e non ci ha pensato due volte a farle fare altrettanto. Dopo New York ha finalmente vinto un torneo WTA, dicendo che lo avrebbe festeggiato nel ristorante del marito, aprendo la bottiglia di champagne più costosa del locale. Da allora ha giocato una sola partita, perdendola, ma ha comunque chiuso la stagione al numero 60 WTA. Hanno deciso di premiarla, con 20 voti contro i 16 di Garbine Muguruza. Ma crediamo che nemmeno la spagnola se la sia presa. “E’ un onore vincere questo premio, ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino in questi anni” ha detto la Lucic. Il lieto fine c’è già stato. Però c’è ancora qualcosa da ottenere: ritoccare un best ranking vecchio di 15 anni e cancellare definitivamente una parte di vita che è ancora foriera di lacrime. Se davvero la Lucic riuscirà a salire più in alto della 32esima posizione, beh, sarebbe la definitiva chiusura del cerchio. Lo meriterebbe per davvero.



di Riccardo Bisti

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Ammirevole; non è da tutti a causa dei risultati sportivi subite simili tragedie da bambine e continuare ad amare lo sport con la stessa intensità. Le auguro di cuore che riesca ad entrare presto nelle prime 15 del mondo, lo merita per compensare le violenze subite dal padre.

di SWIMMER (Giovedì, 27 Novembre 2014 14:32)

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