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CAMILA GIORGI Una "bomba" pronta ad esplodere |
di Roberto Commentucci (da SuperTennis Magazine n.3 di marzo 2009)
Da alcuni anni il Circolo Antico Tiro a Volo organizza a Roma un interessante torneo ITF femminile. Situato nel cuore dei Parioli, è uno dei più belli ed esclusivi della città e vanta una compagine sociale composta quasi esclusivamente da esponenti della agiata borghesia romana: gente disincantata, ironica, poco incline agli entusiasmi, ma in realtà molto attenta e dotata di grande presenza di spirito. I match del torneo vengono seguiti con signorile distacco, i colpi vincenti sottolineati con qualche sommesso applauso, gli errori accompagnati da motteggi pungenti, a volte velenosi, nel solco di una tradizione tutta romana che spazia fra Belli e il Marchese del Grillo. Ebbene, lo scorso anno, in una sonnolenta domenica di giugno, quei signori, stipati sulla piccola terrazza che domina il campo centrale, con una magnifica vista su Roma nord, all’improvviso si sono tramutati in una torcida appassionata. Applausi, grida di incitamento, cori. Fino ad un autentico boato, a sottolineare la fine del match. “Cielo, che confusione oggi, ma chi giocava?“ “Come chi giocava… Camila Giorgi, quella ragazzina italo-argentina: un fenomeno credimi! Fisicamente è una molla, e tira fortissimo!” “Mah, se lo dici tu. Dai sbrigati, che abbiamo il bridge”. Camila Giorgi. Se ne comincia a parlare al Torneo Bonfiglio 2006 quando, appena quattordicenne, sbalordisce pubblico e critica. Si scopre che è nata a Macerata il 30 dicembre 1991 e che è allenata dal papà Sergio, argentino di La Plata, ma di origini italiane. Tutto inizia quando Camila, a 5 anni, già fisicamente dotatissima, sceglie di abbandonare la ginnastica artistica per il tennis. Da allora, i Giorgi hanno girato le scuole di mezzo mondo, da Bollettieri alle varie accademie spagnole, fino ad approdare a Parigi, alla corte di Mouratoglu. Seguendo un itinerario di crescita tutto personale. Fino a 14 anni, infatti, Camila non ha giocato tornei: solo lavoro, tanto lavoro, sul fisico (la parte atletica è curata in prima persona dal padre) e sulla tecnica, alla ricerca della perfezione assoluta dei gesti. “Non mi interessava che vincesse partite da bambina, alzando pallonetti. In quel modo, non si arriva da nessuna parte”, afferma deciso il padre. Una scelta radicale, destinata a far discutere. L’azzurra pratica un tennis iperaggressivo, prendendo rischi enormi pur di avere l’iniziativa del gioco. Fa tutto lei, nel bene e nel male, chiunque abbia di fronte, anche una top 100, come l’americana Jill Craybas, da cui lo scorso anno ha perso 76 al terzo nelle qualificazioni degli Internazionali d’Italia: se i missili che scaglia le restano in campo, l’avversaria finisce a quattro metri dalla palla; purtroppo, almeno per ora, spesso le capita di bersagliare i teloni di fondo campo. “Si lei è così. Tira sempre tutto a mille, è testarda, e vuole fare come dice lei. D’altronde,” riprende il genitore, “è normale che sia sprovveduta tatticamente. Sono solo tre anni che fa partite, prima abbiamo lavorato sulle fondamenta: sulla tecnica e sul fisico, senza gareggiare”. Di tecnica e fisico, davvero, ce n’è in abbondanza. Camila è alta poco meno di 1,70, ma è una atleta eccezionale. Rapidissima di piedi, potente, molto reattiva, dotata di grandissima esplosività. E’ velocissima sia nella corsa in avanti, sia negli spostamenti laterali, ed ha grande spinta negli appoggi bassi. Dei due fondamentali, entrambi giocati con notevole anticipo, il migliore è il diritto, un colpo pesantissimo, carico di top spin ma velocissimo, eseguito con una apertura compatta e una gran frustata di polso che lo rende difficilmente leggibile. Camila lo tira sempre a tutta, su ogni traiettoria, e ne sbaglia anche pochi, considerati i rischi che prende. Il rovescio bimane è un colpo potente quasi quanto il diritto, ma meno sicuro. Spesso risolutivo sulle palle basse o fino ad altezza anca, quando la palla le sale troppo o quando arriva in corsa l’azzurra ne perde spesso il controllo, anche a causa di un insufficiente aiuto della seconda mano. Il servizio è molto ben costruito, con un lancio di palla piuttosto alto, un gesto fluido, una notevole spinta delle gambe e un mulinello rapidissimo. Nonostante la statura non elevata, l’azzurra ottiene parecchi punti diretti con la prima, e… li ottiene spesso anche con la seconda, dal momento che, con grandissima incoscienza, di fatto tira due prime palle uguali! E inevitabilmente, commette caterve di doppi falli. “Si, mio papà me lo dice sempre che dovrei dare un po’ più di kick alla seconda, rischiare meno, io gli dico sì, ma poi in campo faccio di testa mia. Sento che posso servire forte anche la seconda, e rischio. Il gioco lo voglio avere in mano io. Sempre. Devo solo imparare a sbagliare meno, i colpi penso di averli tutti”. Effettivamente, i colpi li ha. Anche a rete, sa giocare volèe di pregevole fattura, nonostante si avventuri in avanti in modo tatticamente disastroso. “Deve pensare di più in campo” riassume papà Sergio. “Deve limitare un po’ i rischi e aspettare la palla giusta da spingere”. Il cantiere-Giorgi resta aperto. Camila da due anni gioca solo nel circuito pro, segue una programmazione ambiziosa (solo tornei da 25.000 dollari in su) viaggia tantissimo: deve migliorare il suo approccio al match, tatticamente a volte scriteriato, nonostante le sue grandi qualità. “Si, lo so che quando arrivo in corsa, in difesa, dovrei alzare le traiettorie dei colpi, dare più rotazione, lo so fare, ma poi vedo che arrivo sempre bene sulla palla (ha un gioco di piedi strepitoso) e allora mi viene voglia di tirare forte. A volte mi entra, e se faccio il punto da fuori campo le avversarie si scoraggiano…”. Il padre ripete che non ha bisogno di coach, ma solo di sparring partner. Mouratoglu ci crede, gli sponsor la finanziano, la FIT contribuisce. Non ci saranno mezze misure con Camila: potrebbe perdersi per strada, ma anche sfondare a livelli altissimi, dove nessuna azzurra è mai arrivata. |
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Venerdì, 11 Luglio 2008 |
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