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08

nov 09
DUE TITOLI IN 38 MESI
La squadra piu' forte di sempre
La squadra azzurra con la FED CUP (foto Costantini)
Prima il 5-0 in casa della Francia “vera”. Poi, incredibile dictu, l’affondamento della corazzata russa comandata dalla regina del Roland Garros, l’ammiraglia Kuznetsova: 4-1 alla rappresentativa della nazione tennisticamente più forte del mondo (4 giocatrici fra le prime 10 WTA, 15 fra le prime 100). E adesso il secondo trionfo mondiale nell’arco di 38 mesi, dal settembre di Charleroi 2006, dove batterono il Belgio della numero 1 del mondo Justine Henin, allo splendido novembre di Reggio Calabria 2009. 9 vittorie, di cui 4 in campo avverso, negli ultimi 11 incontri. La prima posizione nella classifica mondiale per Nazioni stilata dalla Federazione Internazionale di Tennis. Questo l’incomparabile, stratosferico, squillante bottino della squadra azzurra di Fed Cup guidata da Corrado Barazzutti.
Risultati che è giusto affiancare, sull’Olimpo del tennis italiano, ai tre successi in un torneo del Grande Slam colti da nostri giocatori (due da Nicola Pietrangeli e uno da Adriano Panatta). E che è altrettanto giusto posizionare uno o due gradini al di sopra della conquista dell’unica Coppa Davis azzurra, maturata nel 1976 ai danni del mediocre Cile, che s’era qualificato per la finale soltanto grazie al ritiro dei suoi avversari per motivi politici. Risultati dunque, che fanno della Nazionale femminile di Barazzutti non soltanto la più forte squadra italiana di tutti i tempi nel nostro sport ma, addirittura, una delle più forti in assoluto nella storia dell’intero sport italiano, perché due titoli mondiali nell’arco di poco più di tre anni solari – almeno a mia memoria, e sarei felice di essermi sbagliato per difetto – sono arrivati soltanto in un’altra disciplina, la scherma, la cui diffusione e il cui livello di competitività generale (e lo dico con rispetto e ammirazione, beninteso) non sono, però, paragonabili a quelli del tennis. Per trovare una epopea simile secondo me bisogna risalire addirittura alla Nazionale di calcio di Vittorio Pozzo, quella iridata per due volte consecutive, nel ’34 e nel ’38.
Pennetta, Schiavone e compagne hanno anche un altro merito: quello di aver costretto i media a occuparsi di loro a suon di risultati, conquistando le “copertine” di tutti i principali TG e le prime pagine dei quotidiani. Scrivo mentre Reggio Calabria ribolle di telecameree di taccuini in avida caccia di ethos, e non posso fare a meno di intenerirmi ricordando come appena tre-quattro anni fa, quando queste ragazze andavano in giro per il mondo a difendere l’immagine dell’Italia, al loro seguito ci fossero, di solito, soltanto la radiocronista Rai Doriana Laraia e, saltuariamente, qualche giornalista appassionato che per ottenere di esserci aveva dovuto sacrificare un paio di giorni di ferie. Gli altri, i grandi inviati, l’ufficio stampa della FIT doveva inseguirli telefonicamente per mendicare la pubblicazione dei comunicati che preparava; e i più gentili pubblicavano, sbuffando e facendoglielo pesare, un “pallino” con i risultati.
Quel che voglio dire è che le nostre formidabili ragazze non si stanno limitando a scrivere pagine indimenticabili del grande libro dello sport italiano ma stanno anche dando un contributo fondamentale al rilancio del tennis nel nostro Paese, aggiungendo l’orgoglio di essere italiani alla passione di quanti vi si sono avvicinati o riavvicinati grazie all’infaticabile ed entusiasta opera riformatrice del presidente della FIT Binaghi e dei suoi collaboratori. Dal 2001, quando è iniziata l’opera dell’attuale gruppo dirigente, a oggi il numero di coloro che si tesserano per giocare a tennis in Italia si è più che raddoppiato, passando da 120.000 a 250.000, a inequivocabile dimostrazione di un momento che non è legittimo definire magico soltanto perché il settore dell’alto livello maschile proprio non riesce a tradurre in risultati sportivi la spinta globale del movimento.
In questo quadro, appaiono patetici e infantili (o senili, certo…) i tentativi di sminuire la portata del trionfo di Reggio Calabria e i significati che ne trasudano con l’ossessiva ripetizione della litania sull’assenza delle sorelle Williams da questa finale o addirittura il tendenzioso richiamo all’”infortunio” patito dalla Henin nella finale di Charleroi 2006 (che a tutti i presenti apparve subito simulato per evitare all’allora numero 1 del mondo l’umiliazione di venire sconfitta sul campo davanti ai suoi connazionali). Si tratta di escamotage da fegatosi, bubbole che fanno ridere chiunque sappia di sport, perché non è che le Williams hanno rinunciato alla finale dopo averci issato gli Usa: in finale le ragazzine americane ci sono arrivate da sole, con pieno merito, e dunque erano loro e non le Williams a rappresentare con piena legittimità la metà bassa del tabellone 2009 della Fed Cup.
E poi siamo proprio sicuri che sia stato il disinteresse per la Fed Cup a tenere lontane da Reggio Calabria le sorellone? Possibile che nessuno sia stato almeno sfiorato dal dubbio che Serena, o Venus, o tutt’e due, abbiano preferito evitare una sfida piena di rischi per chi, come loro, sarebbe dovuta passare in pochi giorni dal veloce indoor ai trabochetti della terra rossa, delle palle più leggere, dell’outdoor autunnale, dei tifosi locali, e, soprattutto, di avversarie già difficilissime da battere nei tornei individuali e notoriamente quasi imbattitibili nelle competizioni a squadre?
Giancarlo Baccini

PS - Due notazioni statistiche confermano il valore assoluto del secondo trionfo italiano in Fed Cup. 1) Le azzurre hanno lasciato alle avversarie (per la precisione alla Kuznetsova) soltanto uno dei 14 match giocati quest'anno. 2) In finale hanno perduto soltanto un set.

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